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Secondo album per il Quartetto Urbano, il gruppo vocale diretto da Xavier Rebut e composto da Germana Mastropasqua, Flaviana Rossi, Michele Manca e dallo stesso Xavier Rebut. Dopo la pubblicazione ed il successo di “Un altro modo è possibile”, il Quartetto Urbano è andato ad esplorare vecchi canti italiani di tradizione orale e madrigali contemporanee a quattro voci, scritte da Giovanna Marini. Si mescolano così canti religiosi, canti di lavoro, e stornelli, ai quali viene data nuova vita per merito delle armonie vocali appassionate, potenti, ma sempre molto armoniche e perfettamente intonate dei quattro musicisti, uniti dalla ricerca sul campo e dalla passione per la riscoperta delle tradizioni, lavoro questo effettuato in collaborazione con Antonella Talamonti, che ha curato nei particolari i testi dei poeti siciliani Ignazio Buttitta e Nino De Vita. I dolore per la separazione, l’abbandono della terra natale in cerca di fortuna altrove, le piccole gioie e le tante speranze dell’Italia di ieri si presentano al nostro ascolto con semplicità e forza, ci catturano come se fossimo alla lettura di un bel libro, non è musica pop, dobbiamo fermarci, dobbiamo interrompere ogni cosa, e dare il giusto tempo all’ascolto. Torniamo a rivivere i modi e i tempi di un’esistenza di chi viveva “per il pane”, ed il contrasto con i nostri ritmi , con la nostra vita improntata alla tecnologia e alla fretta è quanto mai stridente. Il canto “a cappella” del Quartetto Urbano, che non prevede accompagnamenti strumentali, ci fa riflettere su quanto di vuoto, di artificiale passa davanti ai nostri occhi, in modo acritico, fin troppo disinvolto. Non sarà un album che scalerà le vette delle classifiche, ma troverà di certo un posto sugli scaffali del nostro cuore, non più abituato ad ascoltare cose del genere. L’album è stato registrato in casa, e non in sala di incisione, proprio per dare un maggiore risalto alla naturalezza dei suoni e delle singole espressioni vocali del Quartetto Urbano. Fra i canti inclusi nell’album ci permettiamo di segnalarvi brani come “Surfarara”, dove Michele Manca rievoca il canto di un minatore in una sulfatara di Caltanissetta, come “Alla licenza”, con Xavier Rebut che - grazie anche alla trascrizione di Giovanna Marini - ci ripropone il canto devozionale della “Stazione del Calvario”, eseguito dalle donne di S.Anna, Calamonaci, in provincia di Agrigento, come la bellissima “Canzone di viaggio” di Jona e Liberovici, o ancora come “La vita per il pane” di Giovanna Marini, che è stata comunque presente nella varie fasi di realizzazione di questo progetto. Un album da ascoltare con cura, che a prima vista può sembrare difficile, ma che invece nasconde sorprese davvero avvincenti, come il narrato di Salvatore Stangoni che introduce “Onore alla Tazza e agli Sposi”, un canto sardo della Gallura.
Articolo del
09/06/2009 -
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