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Alberto Despini
D’altrocanto
2009
CD autoprodotto
di
Bianca De Luca
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A sentirlo verrebbe quasi da parlarne al plurale, come se si trattasse di un gruppo e invece è una persona sola che fa tutto … e credeteci che non è assolutamente poco! E’ lui, Alberto Despini. Dodici tracce che trovano le loro radici in anni e in innumerevoli e importanti collaborazioni musicali e non, che lo portano qui al suo primo vero disco, D’Altrocanto registrato interamente presso i Doctor Studios di Bologna, sua città natale. Cantautore, musicista e noi ci sentiamo di aggiungere anche poeta. Non è necessario in fin dei conti leggere la sua biografia dove scopriamo tra le altre cose che la sua poesia Neve, è stata pubblicata nel Dal Manoscritto Al Libro, edito da Giulio Perrone, ma basta leggere separatamente i testi di questo disco. Forse la dedica all’interno del booklet “A Pamela” vi suggerirà qualcosa ma sicuramente è giusto ascoltarli e leggerli ripetutamente. Tutti piuttosto brevi, sembrano biglietti scritti appunto per qualcuno, magari nell’intimità di un mattino, come alcuni ci fanno immaginare con parole come “sognare” di Sogna Piano, lo “svegliarsi” della più fresca Good Morning, lasciati lì, timidamente affianco a qualcuno o a qualcosa in attesa di essere letti. Il silenzio Degli Dei apre un percorso abbastanza omogeneo tra rock e qualche toccata di punk rock qua e là, con bellissimi assolo di chitarra elettrica di Andrea Pagani che risvegliano l’attenzione dell’ascoltatore in pezzi come Il Colore Della Fine, giungendo quasi all’improvviso. Ma è dalla quinta traccia che inizia l’inoltrarsi in dimensioni più interessanti e esplorative: le chitarre elettriche e le insistenti batterie lasciano spazio a un dolce e bellissimo pianoforte che chiude un testo come Ovvio che sicuramente ne richiede il romanticismo; La Tua Voce vede l’entrata in scena del basso che insieme alla chitarra ritmica suonano un pezzo più sul pop che viene chiuso da una vibrante chitarra elettrica che fa eco, fino ad arrivare a Un Posto Più Dolce e Ti Ho Perso che rispettivamente con un bellissimo sax centrale e finale e l’armonica effetto country, entrambe all’opera di Federico Albonetti, rompe drasticamente la ripetitività delle precedenti sonorità. Un percorso celebrato dalla dodicesima traccia Dodici appunto, che mette dolcemente un punto con una leggera chitarra acustica ad un disco che straborda di idee e passionalità, forse un po’ difficile da ascoltare tutto a una volta, ma è una delle sue caratteristiche che ci fa infatti modestamente affermare che vuol essere tanto … forse troppo. TRACKLIST Il Silenzio Degli Dei Good Morning Il Colore Della Fine Sogna Piano Ovvio La Tua Voce Eternità Il Ritratto Giusto Un Posto Più Dolce Mi Muovo Bene Ti Ho Perso Dodici
Articolo del
10/06/2009 -
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