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Nel variegato panorama del reggae nostrano, che spesso ama citare gli insegnamenti dei maestri senza addentrarsi troppo in sentieri tortuosi, c’è anche chi impara dal passato ma rivolge lo sguardo al futuro. E’ il caso di “Love Therapy” dei Michelangelo Buonarroti, formazione fiorentina attiva dal 1996, che arriva a quattro anni di distanza dal precedente lavoro, “Cose che vedi”. Il ritmo in levare è solo la base del suono della formazione toscana, il punto di partenza che porta poi a raggiungere sonorità e atmosfere diverse, che deviano dai consolidati binari del reggae. Emblematiche, in questo senso, sono canzoni come “L’errore”, che dopo un inizio a tinte dub, esplode in un ritornello con chitarre rock che strizza l’occhio ai migliori Subsonica, o “Indietro”, impreziosita da umori elettronici, quasi dance. Si può parlare, nell’accezione più ampia del termine, di “crossover”, se con questo intendiamo l’intenzione di suonare senza limitarsi ad eseguire (od inseguire) un solo genere, ma lasciarsi contaminare dagli ambienti musicali che più si amano, e che più rappresentano la personalità di un gruppo. E’ chiara, ascoltando il disco, la volontà della band di muoversi in questa direzione, restando però ancorata e devota a quelle radici che gli permettono di scrivere pezzi come “Senza te”, “C’è un domani” o “Love Therapy”, che rappresentano un tributo a leggende come Bob Marley e Morgan Heritage o, senza allontanarsi troppo e guardando in casa nostra, Africa Unite, Otto Ohm e Reggae National Tickets. Love Therapy è un disco leggero e di facile ascolto, ma che riserva ai testi particolare importanza, cantando storie di vita quotidiana dove chiunque può rispecchiarsi o ricordare di averle vissute, meglio se con le vibrazioni positive di cui sono intrise tutte le tracce dell’ultimo disco di questo gruppo che sa divertirsi e far divertire con ritmi e suoni attorno ai quali non vengono poste barriere di alcun tipo.
Articolo del
18/06/2009 -
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