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I Gran Carabs sono un gruppo che risente di molte influenze: concentrati in questo fulminante e ironico esordio musicale – che è il frutto di dieci anni di attività, comunque – ci sono i testi letterari di Paolo Conte, le schizofrenie sonore di Frank Zappa, le melodie di Fred Buscaglione, il tasso alcolico di Tom Waits o Vinicio Capossela. Una miscela esplosiva e dissacrante, sospesa tra passato e futuro, per questa band che arriva dalla Toscana e realizza un pop rock coinvolgente, che presuppone un ascolto comunque non semplice, direi quasi “stratificato”. Ci sono infatti più livelli nelle 10 canzoni di “A fuoco lento”. Uno che è più immediato e comunicativo, ed è fatto di musiche accattivanti e melodie coinvolgenti. L’altro, quello più in profondità, ha a che vedere con una certa letterarietà dei testi, sempre ricchi di immagini ardite, metafore intriganti, eleganza stilistica e virtuosismi lessicali. Fabio Tarocchi riesce con la voce a gestire bene le varie sfumature del disco. Forse addirittura troppe: in alcuni casi sembra che la band voglia quasi strafare, che abbia troppo da dire e non riesca a farlo sempre. E se la prima parte del disco riesce a calibrare splendidamente tutti gli elementi in gioco come l’interpretazione swing e quasi teatrale de ”La Chiatta dei Mercanti”, la spensieratezza danzereccia di ”Coccobello”, il sax suadente e noir di ”Un Delitto d’Altri Tempi”, la ballata rock e grezza di ”Settembre”, le atmosfere caposseliane di ”Pacco Postale” e ”Le Fisarmoniche”; la seconda parte del disco perde un po’ di colpi: ”Gran bella festa” e ”Borghese suonano un po’ ripetitive e si ripiegano su loro stesse senza incisività, ”Compromesso tra Sposini Novelli” ha una melodia già sentita ma un testo inaspettatamente ironico e originale, mentre la chiusura di ”Fritto misto, pur ricalcando troppo da vicino il Vinicio Capossela del “Ballo di San Vito”, ci riporta al messaggio originale e sincero dei Gran Carabs: rivoltare come un calzino la canzone d’autore italiana, arricchirla di ironia e fiammate quasi comiche, per riflettere con il sorriso – ma anche con amarezza – sui nostri tempi tanto ingarbugliati. Un disco complesso e apprezzabile, insomma, suonato bene e interpretato ancora meglio. E se a tratti risulta leggermente ridondante, è innegabilmente un prodotto musicale da premiare: per la cura nei testi, innanzitutto, e poi perché è difficile da trovare un disco atipico e musicalmente inclassificabile – in accezione positiva, mi raccomando – come “A fuoco lento” nel panorama musicale italiano.
Articolo del
28/07/2009 -
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