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A tutti voi sarà capitato di imbattervi nei soliti “modaioli”, che sostengono che lo stoner rock sia ormai morto e sepolto, e che quanti ancora tentano di farsi strada in questo genere siano prigionieri di un passato che, ormai sfruttato e spremuto oltre misura, non è in grado di dare più nulla alla musica. Benissimo, fategli ascoltare King Of Dogs, opera seconda dei beneventani Lost Moon: cambieranno opinione più rapidamente di quanto abbiano mai cambiato genere musicale, canzone o gruppo di riferimento. Certo, i Lost Moon devono moltissimo del loro stile alla psichedelia musicale, non meno di quanto debbano ai Monster Magnet, ai Black Sabbath o agli Hawkwind. Ma qui abbiamo a che fare con un album talmente cangiante e universale, che sarebbe riduttivo descriverlo solo in questi termini. Alcune tracce, come la grintosa Storm, Going To Neptune o King Of Dogs, sfuggono a qualsiasi classificazione razionale, pur mantenendo sempre in primo piano il tema del “viaggio”: che si tratti di un viaggio musicale, artificiale, o spazio-temporale conta poco, restano passaggi che danno all’ascoltatore il senso dell’immensità dell’universo, facendogli gradualmente perdere di vista il mondo circostante. In Return To/Cradle Of Madness e Floating High, entrambe bellissime, le sfumature sono quelle delicate dell’acoustic folk-rock, che a tratti ricordano anche i REM di Out Of Time (secondo molti, il loro capolavoro assoluto); mentre in Until The Stars Are Falling Down e Nature In Black emerge un altro aspetto del sound dei Lost Moon: il ritmo tribal, non aggressivo come nei Sepultura o nei Soulfly, ma più morbido e in chiave decisamente mediterranea. Un album, quindi, per nulla retrò, attuale e vario, ma sempre coerente con la sua anima rock. Ottimo lavoro.
Articolo del
31/07/2009 -
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