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I Blue Silk tornano con un nuovo Ep di quattro tracce, ideato per il progetto EA. Partono dal nome del dio delle acque nella cosmogonia sumera, e costruiscono le tessiture musicali che andranno ad accompagnare la visual art di OLOcreativeFarm. Arte e musica che si congiungono in un’istallazione visiva, pensata per essere realizzata ed eseguita su di una barca a vela. Un’iniziativa interessante che i tre componenti dei Blue Silk, Matteo Giudici (chitarra elettrica),Raoul Moretti (arpa elettrica) e Tobia Scarpolini (violoncello e percussioni) hanno già avuto modo di sperimentare solcando le vere acque del mare. Assistere alla messa in scena di questo progetto deve essere un’esperienza molto suggestiva, in grado di coinvolgere i sensi più raffinati; ma qui si giudica un disco, una parte di EA e non l’intera opera artistica. Le capacità esecutive dei tre strumentisti sono molto buone, intessono gli strumenti con arguta competenza e tutto è al suo posto. Un’amalgama di suoni fluidi, dove l’arpa scorre pizzicando la chitarra elettrica, le percussioni condiscono in modo equilibrato mantra di sei minuti, e il violoncello dona quell’aura di infinito blu che solo il suo suono sa regalare. A tratti razionali geometri, a tratti emozionati architetti liberi di navigare nei mari che vorrebbero ricreare. Ascoltare questi brani dislocati dal suo quadro di partenza, porta a percepirli sotto una nuova prospettiva. Si potrà insinuare che questa è la musica new age che si vende nelle librerie dei centri commerciali, sottofondo perfetto ai migliori servizi di “Sereno Variabile” o di qualsiasi documentario che esplora paesaggi naturali, ma non va sottovalutata la sua capacità di toccare i punti salienti della rilassante arte del training autogeno. Lontano da EA, la musica dei Blue Silk, più che un’immersione, appare una simulazione di un mare dal gusto artefatto. Niente di male se utilizzato come mero sottofondo all’attività zen del decoupage. L’orecchio dell’ascoltatore può facilmente cadere nella difficoltà di non riuscire ad immaginare il concept di EA, ideato come intreccio di forme visive. Ad un ascolto percepito per quello che è, non correlato ad una dimensione altra, l’arpa, più che la grazia dei tentacoli di una medusa o l’incresparsi delle onde, può ricordare il suono ricorrente in un negozio di oggettistica per la casa. L’ascolto fine a se stesso più risultare decentrato; contestualizzato nel suo ambiente visivo, in relazione alla performance, creerà sicuramente il giusto scenario che questo progetto vuole proporre. Un filo che va intessuto con il resto della trama per essere assaporato per quello che è. EA non è musica ambient, ne colonna sonora. EA è elaborata e pregiata decorazione, funzionale ad un progetto che investe diverse arti e più sensi, in primis quello della capacità astrattiva della mente. Bisogna saper chiudere gli occhi per capire.
Trackilist: 1-Ea 2- Shoal 3- S’ode ancora il mare 4-Verso l’abisso – Genesi
Articolo del
04/08/2009 -
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