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Tra le stelle c'è n'è una che fa capolino, i Fein formazione giovane ma rodatissima, con una solida impostazione rock. Lo spazio acustico è tempestato dalle unghie della chitarra fino ad esplodere rompendo la diga delle consuetutini, attorno la sensazione dell'immensità lungo la quale si può correre, è ”Il Momento Fertile”, un rock puro si fa strada e distorsioni crepitanti urlano la seconda traccia: ”L'Istante”, rabbiosa, carica di elettricità scintilla di pulsazioni elettroniche in una progressione dello stridere della chitarra. Il sound curato inizia a rivelarsi una caratteristica portante della formazione, ”Aria” ne è un esempio, figlia del miglior indie rock italiano, cavalca la scena leggera e intensa accompagnando la melodia della voce come una nuvola tra gocce di riff e tuoni dalla batteria. Come la Pioggia trascina in un mondo sotterraneo e vivace all'interno di ognuno di noi, in un viaggio sulle autostrade del cuore, tra ostacoli ed incertezze; ”Colori Che t'Appartengono” stride per bellezza fin dal primo ascolto non lascia dubbi sulle capacità compositive della band, la musica cade come pioggia sulle parole. Se si riuscissero a narrare e descrivere i bei momenti e i bei ricordi con note e distorsioni verrebbe fuori un pezzo come ”Autunno 1987”, l'eco di una chitarra e il basso che attraversa il tempo tenuto dalla batteria; ”Nel Mare Profondo” è fatta di rock ruvido, di ritmo abrasivo, non si può non tuffarsi e riemergere in questo brano agitato dalle chitarre e solcato dalla voce melodica e semplice; per non parlare di ”Immagini”, un brano al vetriolo, non lo senti entrare, lo senti frantumarsi in mille pugni sul volto. De André guida i ragazzi con reminiscenze marcate lungo l'esecuzione de ”Il Mio Compleanno”, bella ballad articolata e lieve si dischiude lentamente prima di imbarcarsi per quattro i minuti di ”Le Piccole Barche”, folgorante fin dal primo ascolto, un brano corale in cui ogni componente ha una parte essenziale alla costruzione di un rock stridente eco e memoria dei frutti più belli della tradizione musicale, la chitarra s'impenna vertiginosamente tra la tempesta, con la voce che guida oltre, verso il ritornello che profuma di salsedine. L'inquietudine oltrepassa la burrasca e si svela in ”A1”, una marcia verso l'ignoto; giunti a ”Le Bombe” è il momento di fermarsi, un brano bellissimo fin dall'incipit, solida dura, tagliente e diretta, le chitarre squarciano il velo della voce tra gli scrosci della batteria e le cannonate del basso, un vortice che trascina senza sosta e si dissolve. Chiusura con ”Metamorfosi”, altro brano molto intenso, sotto-marino quasi extra terrestre, il sound dirompente coeso viaggia come il fascio di una supernova nello spazio, è la fine di una bella avventura, il cd rallenta il suo moto nel lettore fino a fermarsi, ma vibra ancora e a guardarlo bene ti vien voglia di rimetterlo su, merita ancora molta attenzione.
Articolo del
11/08/2009 -
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