|
Gli Head in Pollution sono di certo un gruppo non convenzionale, la loro sonorità violent-core brucia subito ogni dubbio, la decisione e la forza d’impatto della band è un biglietto da visita molto interessante. Si potrebbe obiettare dicendo che in un genere che porta avanti metal e hardcore non c’è poi tanto di nuovo e particolare, dato che in molti lo fanno già da tempo, sarebbe allora un commento fuori luogo questo, perché i ragazzi di Piacenza sono proprio degli ottimi elementi e tirano fuori una musica davvero ben fatta e piena di qualità.
A noi è arrivato il loro primo album (o full length) The Art Of Mind Revolution, un’opera totalmente autoprodotta, simbolo di quella musica indie che cresce all’interno del nostro Paese e che rappresenta una fucina di talenti, d’idee e d’iniziative che non tutti riescono a recepire, ma che si sta facendo strada e mettendo in luce le proprie grandi doti. Tornando ai “nostri” dobbiamo da subito mettere in evidenza il loro modo di fare musica che appare, dall’intro dell’album fino all’ultima canzone, uno spettacolo fatto apposta per dare al pubblico un caloroso benvenuto all’interno di un mondo in cui il suono e la rabbia sono un’unica cosa e hanno lo scopo di scuotere il corpo e la mente degli ascoltatori. L’intro di “The Art Of Mind Revolution” ha un’atmosfera quasi epica, che porta a uno stato di “suspense” da subito, una situazione che pian piano si evolve lentamente all’interno di questo minuto e quarantanove, fino al suono del gong e all’esplosione di “Catene Invisibili”, secondo pezzo dell’album, canzone interamente cantata in italiano (durante l’ascolto ci si ritroverà spesso di fronte all’alternarsi di versi in italiano alternati all’inglese) che potrebbe essere il manifesto stesso della musica del gruppo, capace di esprimere tutta la grinta e la forza degli Head in Pollution, ma anche un importante primo contatto con la tecnica dei musicisti. Se a tratti ci viene in mente un richiamo ai Death, non deve passare in secondo piano la tecnica del chitarrista e vocalist Mario Amiti, che dispone di una grande tecnica, se invece volete apprezzare meglio il basso di Titta (Gianbattista Genco), dovrete passare al terzo brano, “Last Meal Of Lord Evil”, un componimento ancora vicino al trash metal, ma con chiare influenze black e death metal, in quest’occasione conosciamo appieno la bravura anche del batterista Max (Massimiliano Posillipo). Bellissimo esperimento, riuscito alla perfezione, è “La Mediocrità”, dove allo screaming in pieno stile trash/death metal, che viene eseguito però in italiano (a dimostrare la tecnica e la padronanza del genere raggiunta dai musicisti italiani in questo campo), si aggiungono sonorità più melodiche, i Death sono di nuovo molto presenti in questo pezzo, ma si aggiunge un influsso che rimanda al nu-metal in qualche passo, per ricordare il lavoro di fusion messo in atto dalla band. Spettacolare la verve che i nostri propongono in ”Serotonina Zero”, canzone che segna nell’album un up ritmico, l’hard-core puro dopo due canzoni più “tranquille” e dall’anima molto più sperimentali come ”Mind Revolution”, che dà anche il nome all’album e “...” forse la più sperimentale dell’album. Verso la fine, vale la pena di segnalare la nona delle undici canzoni, la strumentale “One Thousand Doors Room”. Chiude il Cd, invece, “Krakatoa’s Revenge”, altro fortissimo mix di hardcore e metal, che finisce con un’atmosfera cupa che segna l’epilogo di una storia (lo stesso album), iniziato attraverso una musica epica ed incalzante.
Gli Head In Pollution sono un’interessante realtà della nostra musica e del nostro ambiente underground, hanno solo 4 anni di vita, ma, da quello che si sente in questo cd, una bella strada davanti.
Track List: 01. Intro 02. Catene Invisibili 03. The Last Meal Of Lord Evil 04. La Mediocrità 05. A Good Reason To Live 06. Mind Revolution 07. ... 08. Serotonina Zero 09. One Thousand Doors Room 10. Virus 11. Krakatoa's Revenge
Articolo del
17/08/2009 -
©2002 - 2026 Extra! Music Magazine - Tutti i diritti riservati
|