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Già incontrati nel 2005 con lo studio album di debutto "Dust Of An Age", tornano a proporsi i comaschi Dyve, con questo nuovo lavoro intitolato Inside: e c’è da dire che si tratta di un ritorno in grande stile, perché se "Inside" non è il disco perfetto, quanto meno ci si avvicina molto all’idea. Un lavoro estremamente riuscito, di presa immediata, coinvolgente e dinamico. Nonostante l’assemblaggio catchy, si percepisce subito la perizia tecnica con cui sono costruiti i pezzi, in particolar modo nei riff diabolici del bravo chitarrista Ivan McSimon; la sezione ritmica è potentissima e il cantante Simone Rossini ha davvero una gran voce; come tutti i vocalist essenzialmente power metal, tende alle note alte, ma non disdegna ruggiti thrash che si accompagnano benissimo alla chitarra di McSimon, con un effetto molto anni ’80, alla Annihilator. Come tutte le cose musicalmente belle, anche "Inside" non è, in realtà, facilmente identificabile. E’ vero che si richiama al power metal, ma in realtà in esso convivono numerose anime diverse, tra le quali la band è riuscita a trovare un equilibrio ideale. L’intro "Inside", "Addiction" (duro e crudele affresco dell’esistenza di un tossicodipendente) e "Real World" sono pezzi molto melodici, ma con una dose di aggressività che li avvicina al death metal scandinavo; il lavoro della chitarra è particolarmente pregevole in Shinin’On; la svolta vera e propria verso il power si avverte da "Strange Feelings" in poi, miscelata ad influenze hard’n heavy per dare vita a una seconda parte che farà felici i fans degli Edguy, in particolare con "Blows Your Mind". Questa parte contiene in realtà anche una ballatona in stile "Carrie" degli Europe, "Waiting", e "Blood Desire", che ha un ritmo quasi ska, ma resta complessivamente la traccia più trascurabile. Ma la sostanza c’è, la tecnica anche, e stavolta c’è anche la personalità, di cui tante band anche valide difettano. Bravi Dyve!
Articolo del
26/09/2009 -
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