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Eildentroeilfuorieilbox84
Ananab
2009
Autoprodotto
di
Eugenio Vicedomini
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Ananab (una banana invertita) è la terza produzione del gruppo hardcore capitolino degli Eildentroeilfuorieilbox84. La band inizia la sua attività nel 2004 ed è formata da Giorgio Rampone (chitarra, voce), Giuseppe “Gioi” Malucci (basso, voce), Lorenzo Lemme (batteria, voce), Alessandro Ciccarelli (fiati) e Cristina Spanò (grafica). Prodotto da Fabio “Mr. Reeks” Recchia (che ha già collaborato per Zu, Ardecore, Assalti Frontali), il disco esce a due anni da ”Omota".
Difficile catalogarli in un genere musicale ben definito ascoltando quest’ultimo lavoro in quanto le influenze sono molteplici: hardcore, crossover, funk nevrotico alla James Chance & the Contortions. Si avvertono delle similitudini con i nostrani Marta Sui Tubi, Runi e X-Mary. La struttura melodica è complessa ed, al suo interno, ha un pizzico di follia zappiana. I testi seguono anch’essi uno schema un po’ fuori dalle righe. I temi toccati in queste dodici tracce sono tra quelli, oggi, posti più in risalto dalle voci underground italiane tra cui la denuncia antirazzista e l’importanza delle interazioni tra culture e razze differenti. Le idee sono spesso sovrabbondanti e talvolta si avverte la sensazione che si siano voluti inserire troppi elementi anche, come spesso capita in queste circostanze, a discapito dell’omogeneità del prodotto finale. I momenti migliori sono, a mio avviso, “Dire no” che nel suo crescendo ritmico ricorda i primi Stranglers. “Legame chimico”, è un ottimo pezzo hardcore dove un drumming primitivo ed una chitarra effettata sostengono a dovere la voce grintosa del cantante Giorgio Rampone. “Piede” ha come marchio di fabbrica l’arpeggio di un basso che svanisce per lasciar posto all’irruenza della chitarra ed al fraseggio ironico di una trombetta lasciandoci con una sensazione di piacevole mistero.
Ananab è un disco dal taglio intellettualoide il cui sound è caratterizzato dall’inconfondibile voce di Giorgio Rampone senza nessuna concessione al mainstream ed ai cliché che hanno intrappolato altre band all’interno di statici canoni musicali e d’immagine. Il disco vive di luce propria, ed è un ulteriore passaggio sonoro nel viaggio luminoso dei cinque musicisti poichè “se rimane il buio nulla si muove”...
Articolo del
07/09/2009 -
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