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E’ il Death Metal a guidare i ragazzi di Roma dei Lunarsea, anche se da musicisti che vengono dal paese degli spaghetti (come loro stessi scrivono sulla propria pagina myspace), è difficile immaginarsi un suono che sa più di scandinavo che d’italico. Eppure basta ascoltare il loro ultimo album, Route Code Selector, per comprendere che queste melodie non possono essere estranee alle corde dei nostri, e soprattutto per renderci conto di come la scuola svedese di gruppi quali In Flames, Dark Tranquillity, Heaven Shall Burn abbia non solo ben attecchito nel nostro paese, ma anche creato delle eccellenze, quali, appunto, i Lunarsea. Il Gruppo romano è attivo dal 2003, ha già realizzato tre promo “Hoolowearth”, “Evolution Plan.txt” e “Bio Ashesh Halo” e un album precedente a questo, Hydrodynamic Wave che ha venduto copie in tutto il mondo. Non sono pertanto dei “pivellini”, anzi la loro musica si basa si su stili che magari altri hanno già percorso, ma riesce a essere assai originale, e, dopo un attento ascolto, ci si rende conto che il Death Melodic Metal messo in campo dalla band è soprattutto frutto dei Lunarsea stessi. Paragonare il gruppo capitolino a band come In Flames o Dark Tranquillity deve solo servire a dare una guida ai lettori, che poi, imbattendosi nelle song di “Route Code Selector”, si potranno fare un’opinione più dettagliata del perché questa band sia una delle migliori realtà melodic-death metal in circolazione, non solo in Italia dunque. Premessa forse troppo lunga ma necessaria per introdurre l’ottimo “Route Code Selector”, composto da 10 track, pubblicato dalla Punishment 18 Records e distribuito da Andromeda e Masterpiece. ”Magnitude 9.6”, apre il disco con una bella introduzione di batteria, un ritmo subito acceso che piace vedere in crescita verso un growling che il cantante rende in ottima maniera. E’ di sicuro un ottimo biglietto da visita questa “Magnitude 9.6”. Lo stile dei Lunarsea è, però, da vedere in tutta la sua tecnicità, così non si può non notare “In a Firmness Loop Day”, canzone molto ben eseguita sia dalla chitarra di Emiliano Pacioni che dalla voce di Filippo Palma, ma che incalza a dovere soprattutto nella seconda parte, grazie alla forza della batteria di Alessio Colonna (che ha registrato l’album per poi lasciare il posto al subentrante Stuart Franzoni) e al basso di Cristian Antolini. Molto melodica e con interessanti cori ci appare “Ashen”. Ma l’esecuzione è sempre in perfetto stile Death metal, con atmosfere decadenti e sublimi nella poetica della musica che le crea. Forse si potrebbe addirittura usare l’aggettivo teatrale per questa canzone, che trascina l’ascoltatore all’interno di un mondo oscuro e affascinante, in una maniera dolce e tetra allo stesso tempo. Bellissime anche la traccia 7: “Found Me Cryogenized”, con un grande riff nella parte finale e la 10 “Subspace Transition”, che inizia un ritmo molto lento e dolce, in stile epic/new age, per poi accelerare con un grande impeto e tecnica, per poi rituffarsi in un finale dolce e melodico.
Articolo del
21/09/2009 -
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