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Fondamentale per questo esordio è stato di sicuro il trasferirsi nella capitale per il giovane cantautore di provincia, Enrico Pezza. A Mani Nude il suo primo lavoro pubblicato sotto la giovane etichetta Altipiani risulta infatti, sia nelle sonorità che nello scritto, molto influenzato dall’aria della cosiddetta “scuola romana”. Si incontrano quindi argomenti con parole chiave tipo “ presidente” , “pace”, “occidente”, e si respira, oseremo dire ultimamente solita, aria di buona forse, (volutamente?) ingenua volontà, ma sicuramente eroica nel denunciare argomenti di struttura sociale – politica di questa “povera Italia”, che vede protagonista la opentrack ”Sabato D’occidente”. Una chiara esposizione di una personale constatazione sull’attuale giornalismo, che visto dagli occhi di Pezza, guarda più alle notizie superficiali non guardando L’ ”oltre “sia geografico che morale, forse bloccato, sfruttato o addirittura schiavizzato dai piani alti. Concetto ben esposto che infatti nel 2007 gli regalò il premio come migliore testo al Biella Festival. Lo stesso tono schietto lo si trova anche in ”Radical Chic”, leggera, grazie al tono ironico, critica al trasparente snobbismo, descritto qui in soli cinque ma efficaci frasi. La più imponente è invece sicuramente ”Rosario, che guardando bene occupa ben due posizioni anzi che una nella tracklist, in quanto anticipata già dalla precedente ”El Pocho”, intro della storia di un certo Claudio Lepratti, detto appunto El Pocho. Un eroe trasferitosi in Argentina che si batteva per l’intoccabile e inviolabile diritto alla pacifica fanciullezza dei bambini nonostante la crisi del 2001 del paese, che cadde vittima del suo coraggio e dei suoi buoni propositi. Una promessa di eterna gratitudine. Un velo di romanticismo e un occhio poeta lo troviamo sparso un po di qua e un po di là, in ”Aria”, nel tono disilluso di ”A che ora, a che ora” “ Amica mia grande che cosa rimane? Resta un bel sogno che non si può fare perchè dentro c’è amore e l’amore non c’è ” e nella title track ”A Mani Nude”: le mani di un ragazzo, imbrattate di vernice, che suona qui coma la metafora dei sogni, nella quale immergerle per ritrovare la forza e la motivazione per ricorrere nuovamente con l’orecchio alla porta, raffigurazione della fiduciosa, ingenua e speranzosa attesa che il domani venga a sorprenderci. Un album non di facile impatto, certamente ricco di buona volontà forse un pò confuso in alcuni punti, ancora in cerca di una sua vera identità più che altro nelle sonorità, a volte notata non solo nei diversi brani, ma anche in una stessa canzone: salta dal teatro canzone con rumori e voci ombreggianti al valzer, dal pop a un leggero jazz anche da una strofa all’altra, caratteristica che può risultare anche voluta e che contraddistingue, ma con testi che nascondono una doppia anima, da scoprire leggendoli in concomitanza con l’ascolto. Track list: Sabato D’Occidente Il Guardiano Del Faro El Pocho Rosario Intervallo A Mani Nude Radical Chic Aria Il Signore Con L’Ombrello A Che Ora, A Che Ora Amore Mio
Articolo del
09/10/2009 -
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