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Li avevamo conosciuti nel 2005 con il loro debutto "Spread The Spirit"; l’anno scorso, proprio su queste pagine web, avevamo recensito il loro secondo CD "Lost In Dark Days", intuendo già allora una genialità contorta dietro l’angoscia di quattro ragazzi di Monza, che suonavano nel tentativo di sfuggire alla monotonia e al grigiore dell’hinterland. La tensione quasi insostenibile che pervadeva l’album lasciava capire che era solo questione di tempo prima che la vena creativa dei Confusion Is Next prendesse una direzione più o meno definitiva: autodistruggendosi, come purtroppo avviene a molte band emergenti, magari anche interessanti, che finiscono però col ripetersi all’infinito; oppure liberandosi dalle catene dell’inquietudine adolescenziale, e spiccando il volo, come, fortunatamente, è avvenuto in questo caso. E, diciamo la verità, per quanto valido potesse essere "Lost In Dark Days", nessuno avrebbe potuto pronosticare un progresso così mostruoso in così breve tempo. Fatale: questo è il primo aggettivo a cui si pensa tentando di descrivere "The Generation Of This Order". Perché è uno di quei dischi di cui ci si innamora senza scampo, che ammaliano fino a generare ossessione, costringendo l’ascoltatore ad esplorare lati oscuri di sé stesso che neanche sospettava di avere. "The Generation Of This Order" vi farà fare i conti con tutte le fobie che credevate di aver superato, vi metterà di fronte alla paura di vivere al guinzaglio di qualcuno o di qualcosa. Che a reggere il guinzaglio siano le persone amate (o odiate), la società, l’uniformazione, gli obblighi, i progetti, o persino voi stessi, poco importa: la facoltà di interpretazione è la più ampia possibile e il sound è diventato talmente liquido e mutante, che la vostra mente e la vostra immaginazione saranno libere di vagare come forse non vi succedeva da tempo. I "Confusion" hanno il grunge nel DNA, questo è ormai chiaro (è sempre bello constatare che gli anni ’90 non sono morti con Kurt Cobain): ma certe ruvidezze del grunge vengono qui arrotondate in note e suoni perfettamente padroneggiati, che scivolano via con una naturalezza che rasenta la noncuranza, come dettati dal puro caso. E certamente, non di solo grunge/noise/stoner vivono i Confusion, qui si affacciano alla memoria anche i visionari mashing Pumpkins di "Mellon Collie" o i Marillion versione "Misplaced Childhood". La chitarra di Lorenzo Nocerino si è addolcita, il basso di Giuseppe Pinnavaria è meno “sporco”, la batteria di Fabrizio Pontiggia, seppur non in primissimo piano nel complesso dell’album, guadagna una menzione d’onore per "Anemones And Elephants". Matteo Radice è il più sorprendente: ha acquisito maturità artistica come compositore e grande tecnica come vocalist. La sua voce graffiante è uno dei tratti distintivi più spiccati del disco: ora suggerisce e ora aggredisce, ora ringhia e ora sussurra, insomma non sbaglia un colpo. Le chitarre distorte fanno comunque la parte del leone, soprattutto in "Leaves e Logora Worn". Ma "Graffiti" e "Lichens On The Lich Gate" esplorano un’altra anima dei "Confusion Is Next", più sofferta ed interiore: la prima con i suoi repentini cambi di ritmo e d’atmosfera, la seconda con la sua melodia struggente. The Generation Of This Order è la perfetta trasposizione in musica della lacerazione a cui ogni musicista deve fare fronte, nella transizione, dolorosa ma necessaria, dalla rabbia giovanile alla sensibilità, se vogliamo un po’ morbosa, con cui l’artista maturo si rapporta al mondo che lo circonda. Ai Confusion Is Next questa trasformazione è riuscita benissimo, e gli auguriamo grandi risultati con questo nuovo lavoro.
Articolo del
19/10/2009 -
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