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Breve e monolitica pesantezza. Compatto, ma non digeribile. "Something to die for..." è un agglomerato di numetal core con tanti schemi e una nitida produzione, ma privo di ragion d’essere. L’ ”Halleluja” di Leonard Cohen citata in “Drowning (intro)” assume i toni di un presagio di morte, l’assoluzione che comincia a battere sul metallo e si dirige verso l’impronta dura di tutto il disco . "War" sembra infatti uscita dall’i- pod di un esaltato marine americano. Con la sua carica, è pronta ad allenare ammassi di muscoli senza consapevolezza ne coscienza, “musica” di una mitragliatrice che stermina senza criterio. Un apparato brutale, avvolto della patina a gran woofer tipica delle produzioni nord-europee . Nu-metal nello stile dei KoRn più violentemente growl, farcito di linee melodiche cantate alla Linkin Park. Commerciali più di tante starlette-galline scosciate, i Monochromatic System sarebbero la band perfetta per qualche osannato gioco di ruolo guerresco, capace di rimbecillire il più disorientato bambino imbottito di Mc Donald. Pregevole l’entità della produzione, che non ha nulla da invidiare ai colleghi d’oltreoceano, padroni di maestria in queste ramificazioni del metal. Pezzi rapidi e brevi, messi in successione come mitra, romba che nei momenti di growl si aggroviglia su se stessa. I Monochromatic System sono attenti e precisi nell’esecuzione, e bravi nell’essere riusciti a confezionare un prodotto altamente fruibile in un circuito come quello di questo genere che ancora fa breccia nei teenagers più irrisolti. Molto appetibile all’estero, ”Something To Die For…” si scolla da quella dimensione trash e ghettizzata che appartiene al metal,e si riserva diverse chances per un mercato più ampio e potrebbe essere la bandiera-manifesto di un movimento musicale che scimmiotta lo spirito ribelle di adolescenti turbati. La robustezza dei Metallica e aperture chitarristiche alla Slipknot in "I Know" e "Inside Your Mind", dove i Monochromatic sparano forte, ma in qualche episodio lo fanno con dosaggi e cartucce calibrate, senza vomitare virtuosismi. Azzeccate modalità di registrazione ne fanno uscire qualcosa di delineato e studiato, ma frantumarsi i timpani è deleterio. Le orecchie sono fatte per ascoltare, non per essere fracassate sino allo stordimento. Qui non si tratta di esplosione musicale come onda propulsiva , si parla di distruzione della massa ascoltatrice. Si fatica ad arrivare alla fine del disco per il rumore che fanno . E’ così che ci si dimentica della loro precisa e granitica sezione ritmica, che diviene solo uno sterminata La lucentezza della produzione, buona sul controllo dei volumi, è subordinata ad un album che si presenta come un inespressivo mattone. Sbattuto sul padiglione auricolare, se ne rimane feriti ed irritati. scarica di mitragliatrici. Apprezzabile il lavoro sull’elettronica, teso a svincolare un genere musicale che lascia il tempo che trova. ”Qualcosa Per Cui Morire..” declama il titolo del disco; di certo non per la loro musica, ma le vostre tempie possono uscirne dissanguate. A cosa serve farsi fare tutto questo male ? Tanto frastuono per niente.
Tracklist: 01. Drowning (Intro) 02. War 03. Face To Face 04. Inside Your Mind 05. I Know 06. Disturbed 07. Doctor Of Madness 08. God Save Me From Myself 09. Requiem
Articolo del
23/10/2009 -
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