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I Rosso Fluido hanno carattere, questo glielo si deve, aggressivi e taglienti non lasciano fiato alle inquietudini, braccandole a passo doppio in questo terzo album che fa seguito a positive recensioni della critica. Amami non è un disco facile, intimo e malinconico è segnato fin dall'inizio dalla profonda e oceanica fragilità, sicuramente raccoglie il meglio dell'eredità del genere, dai Marlene Kuntz agli Afterhours. La title track che apre le danze è la porta sull'oscurità dei sentimenti che cantano la litania di una chitarra stanca e graffiante, e i rantoli della batteria ripescando la migliore tradizione della psichedelia; ”Naenia” è leggera come il respiro di un bambino, un carillon ben orchestrato, che gira soave incurante della fragilità del mondo, pensieri riflessi su un cortile di ricordi, nella pozzanghera della nostra memoria sguazza e schizza rotolando nel fango, la sua melodia che si attorciglia intorno alla linea di basso e la voce che si espande in rivoli al passaggio tagliente della chitarra che stride, e stride. La formazione composta de tre elementi (voce/chitarra, basso e batteria) è compatta nello scorrere del fluido, in un interminabile e coerente unicum che da vita ad una musica attanagliata nelle emozioni più profonde; tutto va avanti da sé come le pagine di un libro sfogliate dal vento e in ”Dea la bellezza si fa struggente, in marcia verso l'origine di tutto e quasi impalpabile al risuonare delle fievoli note, l'atmosfera si fa ancora più cupa e quasi risuona fragorosa lungo il galoppo di ”L'ombra della Mia Anima”, un'ombra nera che vela qualsiasi certezza, il vortice del testo turbina intorno alla colonna della melodia, un organo lontano sibila nella tempesta, proprio bella. Su un letto di elettricità inizia a scorrere ”Gocce” di rugiada, sui passaggi impervi della chitarra attraverso gli scrosci della batteria, si insinua, cambia, salta, cade, ma la distorsione scorre e scorre mentre un narratore distilla le liriche; la mano inizia a tenere accordi, e la penna batte, una parte del cuore segue il ritmo, l'altra le parole e via in ”Otto Parti” l'istinto si divide. Atmosfere che ricordano i Jefferson Airplane fluttuano nel mantra di ”Non Aspettarti Niente di Più”, una delle tracce più belle del disco, che è molto vario ed è sicuramente valido in forma e sostanza. La chiusura è affidata a ”Canzone Erotica che fa da colonna sonora alla notte, alle luci dei lampioni, a chi guarda fuori dalla finestra mentre il mondo va a dormire, scrutando la frenesia della vita che si dissipa man mano senza sosta. L'album eredita molto dalle sonorità anni '70, unendole ad atmosfere penetranti e profonde, il trio rende benissimo accumulando una gran quantità di energia e carica che trasmette in tutti i brani, attraverso la nebbia dell'inquietudine ed esplorando il lato più intimo dell'anima.
Articolo del
05/11/2009 -
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