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Registrato in un solo giorno, no overdubs, il lavoro dei Mir è prodotto e masterizzato da Alex Buess. Nato nel 2005, dall’unione di tre menti dedite ai drones e al rumore brutale, questo progetto parte da rumori assordanti (”Mir”) per lasciare spazio a “Animal Istinct”, una gemella di “Slaves And Bulldozers” dei Soundgarden, ma senza la voce di Cornell e molto più cattiva e claustrofobica. Le cose non “migliorano” con la successiva “Terminal Reverb”, anch’essa violentata da una serie di echi e riverberi, appunto, filtrati dal suono cavernoso e potente. Già al fianco di gente del calibro di Pere Ubu, Damo Suzuki e Zu, questi tre pionieri, della ricerca sonora, amano mischiare elettronica, percussioni e drones in modo massiccio, creando un suono industriale, ossessivo e molto interessante (”Jimbo”). Potreste accostarli al noise giapponese più estremo o a molti altri grandi, ciò che rimane però, una volta tirate le somme, è la sapiente capacità di dosare l’infinità di soluzioni che, oggi, l’elettronica offre. Pur mantenendo un equipaggiamento rock classico,basso, chitarre e synth, vengono torturati dalla distorsione. Marco Papiro al basso, Daniel Buess alle percussioni ed elettronica, all’organo, sintetizzatori e chitarre ci pensa Michael Zaugg che uniti formano questo fragoroso trio. I nostri non hanno nessuna necessità di affidarsi alle parole per esprimere ciò che gli suona in testa, “Organ Donor”. La loro musica ha qualcosa di cinematico, ricorda ossessivi scenari lynchiani, “No Parts Inside”, e desolati paesaggi post-bellici. Un esperimento ben riuscito, per stomaci forti e orecchie rivestite di titanio.
Articolo del
04/12/2009 -
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