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La vulcanica Wallace Records ci propone un ensemble di ben undici elementi che corrono come forsennati verso la loro meta. Di quale meta stiamo parlando? Dell’urgenza di spostare continuamente le coordinate della loro musica, come se una mano invisibile spostasse l’oasi che state cercando dopo ore di deserto arido e sole cocente. Sotto la nostra lente di ingrandimento c’è questo progetto che porta il moniker Squarcicatrici, già licenziatari del loro primo album “Bossa Storta”, uscito nel 2006 per l’etichetta francese Savanah. Fra i membri di questo combo spuntano nomi legati ai Malfunk, Orlock e L’Enfant Rouge che garantiscono l’imprendibilità di una band dedita allo spiazzamento dell’ascoltatore. Jacopo Andreini, polistrumentista funambolico e ottimo sassofonista, taglia e cuce appiccicando alle trame inserti jazz, improvvisa trascinandosi dietro il resto dei componenti, la risultante di tutto ciò è la fresca e snella “Sans Races”. Pochi gli interventi della voce, molta la musica che si snoda, sinuosa, durante il percorso, senza mai distender(si)e completamente l’ascoltatore. La tensione è alta, il tiro micidiale e il sognwriting impeccabile. Potremmo tessere altre lodi ma l’unico modo per comprendere, o semplicemente per lasciarsi andare, è tuffarsi in questo mondo proteiforme, ricco di chiaroscuri, d’impennate violente e pennellate delicate, il tutto riassunto nella stupenda “Mbizo”. In “Pilhar Frequenza” sembra di sentire Tom Waits, di “Swordfistrombones”, dopo una lunga cura a base di Captain Beefheart. Si viaggia dalla bossanova alla ballata, passando per atmosfere orientali e ritmiche danzerecce. I ragazzi non si (vi) fanno mancare proprio nulla. Dal vivo la band si dimezza arrivando al tetto massimo di sei elementi, numero pur sempre consistente, sicuramente capaci di ri-arrangiare i pezzi senza far perdere loro lo smalto ottenuto in studio. Un disco ricco di molti sapori, che potrete ascoltare anche pezzo per pezzo, sezionandone l’anima forse, ma non il risultato ve l’assicuro.
Articolo del
11/11/2009 -
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