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Nefertum: black metallers della Penisola, stampatevi bene in testa questo nome, perché ne sentirete parlare ancora. Per adesso, sui lucani Nefertum e sul loro spettacolare album di debutto, Revered Lames, si sprecano le lodi di addetti ai lavori, recensori ed ascoltatori. Lodi meritatissime, perché è ben difficile imbattersi in un’opera prima della qualità di "Revered Lames". Sono molti i fattori che fanno del black metal uno dei generi più difficili da approcciare: le asperità delle tematiche, la struttura musicale che, specialmente nel black metal sinfonico, corrente in cui si inseriscono anche i Nefertum, porta spesso a scadere in facili e scontati tecnicismi, e, non ultimo, la “fama” non certo positiva che precede il genere. I Nefertum hanno saputo superare tutte queste difficoltà, creando musiche che uniscono la magniloquenza dei Dimmu Borgir, le perversioni sonore dei Cradle Of Filth e i fraseggi di chitarra e tastiere di Emperor e Arcturus. In pratica, un’alchimia stregonesca: questa è, infatti, l’immagine che meglio si accosta alle atmosfere diabolicamente avvincenti dell’album. Le otto tracce contenute in "Revered Lames" sono estremamente varie, imprevedibili e originali, anche se forse "Beneath The Ashes" e "Crossdressphyxia" si collocano un gradino più su di tutte, per composizione e impatto emotivo. A dominare sono le lotte furibonde tra chitarra e tastiere, che spesso e volentieri lasciano spazio ad aperture ora orchestrali e sinfoniche (nella conclusiva "Lustful Requiem"), ora folk vagamente gotiche (la title track), e anche a bellicose andature death ("Slaves Of Darkness"), che esaltano una batteria da brividi e una gran voce. Il punto di forza di questi ragazzi sta nell’enorme forza evocativa della loro musica, che avrebbe sicuramente anche un grande potenziale visivo se dovessero decidere di girare dei video. Azzeccatissimi anche i testi: abbondantemente metaforici, certo, ma facilmente leggibili in chiave di critica e dissacrazione del mondo d’oggi. Promettono davvero grandi cose, i Nefertum. Il biglietto da visita è ottimo, ben congegnato, curatissimo nei dettagli, eppure al tempo stesso diretto e potente come una cannonata. Questo si chiama partire con il piede giusto, signori!
Articolo del
23/12/2009 -
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