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Il tempo e' come lo vedi, come lo senti, come lo respiri, come lo vivi. E’ vittima di se stesso e tu sei parte integrante di esso. Il progetto Helena Verter nasce nel 2003. Un vero e proprio parto musicale che personifica musica e parole. Helena si muove, recita, vive su di una dimensione sensoriale da palco, luogo in cui l’alchimia viscerale, le passioni e l’imprevedibilità delle emozioni genera da sempre una comunicazione quasi catartica fra l’anima di chi lo calpesta ed il corpo di chi, da sotto, ne subisce il fascino. Tra la fine del 2008 e l’inizio del 2009 al Potemkin studio di Civitanova Marche Caterina Trucchia (voce), Paolo Recchi (chitarre), Stefano Ciminari (basso), Carlo Mazzieri (tastiere) e Lorenzo Scipioni (batteria) danno vita al loro disco d’esordio “Questione di Ore” registrato e prodotto da Andrea Mei. Un titolo che si sposa benissimo con la capacità di mettere in essere la musica, che attraverso il tempo stesso, austero e pretenzioso compagno, muta e si trasforma. L’album è un percorso diviso in dieci tappe; dieci modi di “interpretare” il tempo, dieci riflessioni sul mondo d’oggi. Il disco si apre con “Squali Avvoltoi Buffoni e Voyeurs”. Nei primi secondi un intro noise ci sintonizza sulla frequenza giusta, piacevole l’arrangiamento elettronico che accompagna tutto il brano e che lega perfettamente con gli arpeggi di chitarra, fra cambi d’intenzione tempistica e denuncia sociale sciolta fra le mille armi di “distrazione di massa” che l’era moderna ha creato. Il viaggio continua con “Gondole Viole”, una breve ballata nostrana ipnotizzata dall’accattivante melodia vocale e intrisa da eccessivi fill di batteria che in alcuni punti slegano il messaggio stesso del brano. Non si fa in tempo a riflettere che “5 mg Di Vero Niente” esplode violentemente dalle casse. Rock allo stato puro, che in alcuni punti richiama gli arrangiamenti d’oltre oceano, un pezzo che “tira” dall’inizio alla fine travolgendo temi quali l’inetto utilizzo di sostanze stupefacenti e di dipendenza indotta o voluta. “Brividi” è la vera chicca dell’album, una melodia che culla, avvolge e spalma la malinconia più dolce, uno di quei brani che ci si augura di sentire nudo e crudo nell’intimità di un unplugged, nell’onestà d’esecuzione che esso comporta. Della stessa pasta emotiva sono “Questioni d’Amore” e “Sci-volano Barche” se pur presentano un’accezione un po’ più aspra della vita, permeata molto spesso dalla rabbia e dalla delusione. Le ore scorrono, la loro percezione cambia cosi come cambia l’umore, le persone e la loro concezione del bene e del male e in questa danza di incertezze altalenanti si interpongono gli ultimi tre capitoli dell’album. In sequenza abbiamo “2_00 pm” che irrompe violentemente emulando la nuova concezione di “rock italiano” usato e abusato da band come Negramaro, Velvet e Afterhours, “Percezione Delle Cose” che molto piacevolmente affronta la relatività della nostra visione del mondo immanente e la sua pochezza spirituale, e “Sharm 2005”, un pezzo dalla veste cupa, ma mai d’interpretazione catastrofica, una ragionevole calma esecutiva ed un ottimo output riflessivo che chiude il viaggio fra i meandri spigolosi del tempo. Il nostro tempo. Come affermano gli stessi Helena Verter, in fondo è solo una questione di ore; “Ore Buone, Ore Cattive, […] dieci immagini in musica a tinte forti, intrise di fumo, profumi, e caffè, contaminate da oggetti di vita quotidiana, immerse in sogni, amori, e passioni, la realtà apre ad altre realtà, che si susseguono e si inseguono”.
Articolo del
07/12/2009 -
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