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Levis Hostel
Star Bell Jar
2009
Persian Surgery
di
Eugenio Vicedomini
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I “Levis Hostel” sono una band di Pescara, capitanata da Ezio Piermattei. Dopo le incoraggianti recensioni ricevute per l’ottimo EP “A Minor Quarre” (Persian Surgery, 2008) danno alla luce il loro primo disco: “Star Bell Jar”. Questo progetto è dominato, per gran parte, dallo spirito gioioso, scapestrato e romantico del glam con brevi incursioni anti-mainstream dell’indie rock. Le atmosfere, le sonorità ed i vocalizzi ricordano molto da vicino personaggi del calibro di Mark Bolan, David Bowie periodo Ziggy ed il primo Brian Eno, quasi che questo disco fosse il seguito della colonna sonora “Velvet Goldmine”. Il lavoro è prodotto ed arrangiato con cura e maestria. Le dieci tracce del disco mantengono nel complesso uno standard qualitativo discreto. Ottima l’apertura con la bolaniana “Lonny Bin”; Margarine Lover” ha l’arrangiamento di chitarra che sembra essere uscito direttamente da “Here Comes the Warm Jet” anche se alla lunga il brano perde l’appealing dell’attacco folgorante. “You’re So Much Better Than The Rest” si alterna tra il parlato e il cantato con ottimi arrangiamenti di cori ed archi che ci riporta alla mente qualche gruppo nostrano in auge alla prima metà degli anni settanta. L’amarcord a base di lustrini e zatteroni prosegue con il lento doo-wop di “Me And The Diver”, “Ford Madmax Brown” (per la verità troppo simile alle atmosfere delle precedenti songe quindi, a mio avviso, ridondante) e “Doctor Jones Again” (ricca di allegra ironia grazie ad un arrangiamento veramente eccellente). I momenti migliori, ironia della sorte, sono forse le due uniche tracce extra - glam del disco: le atmosfere avat gard di “Pink Cocoon” (brano, questo, che dura più di nove minuti) e l’omaggio ai Pavement con la splendida “Here”, brano melodico che nella prima parte riprende i migliori canoni del genere indie-rock in cui spiccano gli arrangiamenti di archi durante il ritornello. La seconda parte della canzone sembra, più che altro, un outtake del progetto e se ne poteva tranquillamente fare a meno. “Star Bell Jar” quindi è vivamente consigliato agli afecionados del glorioso periodo del glam. L’unica nota negativa potrebbe essere quella di riallacciarsi troppo ad un genere retrò che ha detto già tutto da qualche decennio e di cui sono rimaste solamente un po’ di polvere di stelle, lustrini, paillettes, zatteroni e corrispondenze epistolari di adolescenti in amore. Traklist: 1. Loony Bin 2. Margarine Lover 3. You’re So Much Better Than The Rest 4. The Weight 5. Me And The Diver 6. Pink Cocoon 7. Ford Madox Brown 8. Doctor Jones Again 9. Good Morning Judy Asquith 10. Here
Articolo del
20/12/2009 -
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