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Swell99
Comunicazione
2009
Nagual Records
di
Elisabetta Lanzillotti
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“Labirinti di ovvietà”. La prima frase della prima canzone assomiglia ad una profezia che si auto realizza. Titoli in spagnolo, italiano ed inglese, parole dei brani ugualmente multilingue mentre lo stile viaggia, anche lui, tra qui e là, Italia e USA. Gli Swell99 partono da Macerata passando per Reggio Emilia e Firenze, arrivano a Milano: si sente Ligabue, c’è un po’ di Pelù e tanto voglia di essere come i Lacuna Coil. In fondo in fondo si arriva oltreoceano per fare un accenno a Bon Jovi. L’udibile grande sforzo del vocalist per dare senso alle parole non attacca, a volte distrae dalla musica, altre accompagna melodie già sentite, altre volte ancora l’impostazione vocale è sopra le righe e sembra innaturale, troppo impostato: naturale è decisamente quasi sempre preferibile per un rock melodico come quello degli Swell99. Decisamente troppo tirato, tutto. I testi, al contrario, sono piatti, molto più monotoni dell’accompagnamento che in paragone non fa del tutto una brutta figura. Sono i brani in lingua inglese quelli di impatto più favorevole all’ascolto, meno scontati. Se diamo per scontato che gli artisti sopra citati siano degli eccezionali esempi di buona condotta musicale, allora sarebbe più auspicabile prendere spunto da loro invece di attingere qua e là a note, arrangiamenti e vocalizzi con una produzione musicale che sembra più il risultato di una copia carbone, un tributo al massimo; al peggio un copia-incolla senza stile personale. Comunicazione non è tecnicamente pessimo, ma decisamente troppo ovvio e scontato.
Articolo del
18/12/2009 -
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