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Li conoscete quasi sicuramente, nel caso contrario i Duracel sono i vincitori del premio M.E.I. e detentori di un’attività live corposa. Dopo l’uscita di “Domani E’ Come Oggi” i Duracel si ripresentano con “La Fabbrica Dei Mostri”. Cosa suonano? Punk iper-melodico, veloce, da cavalcare in un attimo senza pensarci su, altrimenti rischiate di far volare fuori il disco dalla finestra e di seguirlo a ruota. La loro proposta non è male, sono onesti, il rifferama improntato sul classico tre accordi e via, con chiusura dei brani in due minuti. L’opener, “Di Nuovo Lunedi”, mette in tavole tutte le carte che la band possiede, di li in poi le cose non cambieranno per ben tredici tracce. Quali sono i loro pregi? Sono veloci, non pesanti, danzerecci, sempre carichi come il loro moniker, e con testi che alla fine non dispiacciono. È musica adolescenziale, simile al cemento a presa rapida. La produzione è buona e il sound efficace. Ironici, svegli, e capaci di afferrare molti banalità e luoghi comuni sputandoli in faccia con leggerezza. Difetti? Potrei elencarne un bel po’, ma ciò che emerge, in modo incontrovertibile, è l’omologazione dei pezzi, tutti molto simili fra loro. Nessuna meraviglia, alla fine di ogni traccia sembra di ricominciare da capo. Dal punto di vista del songwriting nulla di nuovo, tutto è dove deve essere, tanto da creare un, nauseante, senso di deja-vu. Tredici brani su questo livello sono veramente troppi. Non esistono variazioni stilistiche degne di nota, nessun intreccio che lasci di stucco. I pezzi ti si stampano in testa come il super attack alle dita quando tenti di incollare qualcosa di molto piccolo. Per il resto un disco di emo-punk sentito un miliardo di volte.
Articolo del
02/01/2010 -
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