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Si rivedono i marchigiani Ibridoma, con un album omonimo di 9 tracce, in parte estratte dai loro precedenti lavori. Nati nel 2001 da un’idea del batterista Alessandro Morroni, gli Ibridoma evitano (saggiamente) di avventurarsi sui sentieri tortuosi della sperimentazione sempre e comunque e propongono un metal di stampo classico, interpretando bene la corrente revival che sta attraversando la Penisola: infatti, da un paio d’anni o poco più, il genere heavy metal e la sua variante thrash furoreggiano nel panorama underground italiano, e contano tra i loro adepti anche tanti giovanissimi. Ritorno alle origini? Crisi di rigetto degli orpelli incomprensibili? Le interpretazioni del fenomeno sono molteplici, fatto sta che la musica degli Ibridoma ha il sapore rassicurante di un ritorno a casa, alle cose semplici conosciute da sempre. Il surplus della band è la voce originale e versatile di Christian Bartolacci, per certi versi riconducibile – fatte le debite proporzioni – al deus ex machina dei Megadeth, MegaDave Mustaine. La “New Wave Of British Heavy Metal” pervade un po’ tutto l’album, in particolare in ”Night Falling e Night Of Crow”, dove aleggiano presenze ben note, Iron Maiden, Saxon e Tygers Of Pan Tang. ”Red” e ”I’m Not Sorry” aprono l’album con un buon ritmo, introducendo subito i caratteri distintivi degli Ibridoma: riff sostanziosi, cadenzati, sound rotondo e pulito. ”Ibrido” parte con un’intro vagamente gotico-sinfonica, per poi riportarsi sul consueto classic metal, con Christian che dimostra di saper gestire discretamente anche il cantato in italiano (letale per numerosi gruppi simili, sia in termini di composizione che di esecuzione). I momenti migliori dell’album si riscontrano forse nelle atmosfere più dark di ”Page 26” e ”Lady Of Darkness”, mentre resta un grosso punto interrogativo sulla malinconica ballad ”Jenny”, piuttosto slegata dalle altre track. Il giudizio è, in linea di massima, positivo. Ciononostante, latitano un po’ di decibel e di velocità, e magari qualche bell’assolo di chitarra; aggiungiamo che, a quasi due anni di distanza dal precedente EP ”Page 26” non sarebbe stato male ripresentarsi con qualche inedito in più. Qualche idea e quel tanto di rabbia in più, e gli Ibridoma potrebbero davvero arrivare a sorprenderci, pur senza tradire la loro scelta di adesione alla scuola dei grandi classici: quella del metal senza nu-, speed-, industrial- o prog-. METAL. E basta.
Articolo del
24/01/2010 -
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