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I No Keys non sono un gruppo appena arrivato sulla scena, ma nuovo e innovativo è, di sicuro, il loro disco ”The Regency”, un album che scava dentro, piano piano, ad ogni nuovo ascolto. Chiari eredi della tradizione più classica della new wave e del post punk, all’interno dello spettro sonoro dei No Keys si stringono la mano Depeche Mode e Joy Division, danzano insieme The Cure e Killing Joke, discutono sonoramente Interpol e Diaframma; ma, nonostante il doveroso collegamento di genere, indubbiamente il disco risulta essere un’innovativa materia sonora. Veloce al primo ascolto, successivamente “The Regency” apre porte inaspettate tra riff di chitarra sincopati alternati a larghi quasi classicisti, un cantato ora affettato ora dolce e suggestivo, e una batteria che mantiene il battito wave fin quando non esplode in accelerazioni tutte emotive. Alcuni in lingua inglese altri in italiano, i testi sono un mix tra la tradizione italiana, in stile Diaframma e PFM, e quella più London style; entrambe le lingue vengono comunque impiegate spesso in maniera allegorica generando immagini sinestetiche che coinvolgono, anche in sole due parole, l’occhio, la lingua, l’orecchio, il tatto e il cuore. Da notare è, anche, l’utilizzo dell’inglese e dell’italiano all’interno della stessa canzone, come in ”Pretty Girl”, che pittura le strofe in maniera del tutto originale, provocando sentimenti contrastanti allo stesso cantato. “The Regency” si caratterizza, inoltre, per una doppia linea emozionale che si mantiene lungo tutto l’arco del suo ascolto, con una produzione più aggressiva e post punk in brani come ”Rock ‘N Roll Pistolero, “Eyes of Riot”, “The Trivial Captivity”; mentre diventa più romantica e dark in brani come ”Dolore Dolcissimo”, “Pretty Girl” o “Slow”. Che i No Keys sappiano di che elemento è composta la loro materia lo si comprende subito, ma, a scanso di equivoci, in chiusura dell’album la band ci regala due momenti di sospensione e discesa nelle umide profondità dell’anima con la morbida e bagnata ”Underwater” e la sognante ”Mornin”, quasi un malinconico saluto che invita ad un nuovo ascolto. I tempi della new wave e del post punk classico sono passati ma i No Keys riescono ad imporsi con un approccio del tutto nuovo al genere, declinandolo in maniera contemporanea, e tutta italiana, adattandolo al loro stile personale e proponendo una musica e una composizione energicamente originali. “The Regency” si afferma come un album che tutti possono ascoltare e goderne, un disco che tutti gli amanti del genere sicuramente ameranno e sapranno apprezzare. Ci auguriamo che la strada intrapresa da questi ragazzi possa portarli ancora più avanti nelle nuove lande, inesplorate, del genere contemporaneo della new-new-wave.
Articolo del
16/01/2010 -
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