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Oggi fare rock italiano è diventato paradossalmente complesso, per l'evidente difficoltà che richiede un'opportuna distinzione sonora nel genere, in quella che si può definire una vera e propria orda di realtà troppo simili tra loro, tanto da confondersi al punto, a volte, da faticare persino ad auto-riconoscersi. Ed in questi casi è importante una sorta di lavoro di riflessi ed ombre, una presa di coscienza e responsabilità, tale da posizionarsi di fronte ad uno specchio ed assorbire ogni luce favorevole, ogni luce contro e soprattutto i riflessi inconsistenti. E di luci in questo lavoro se ne hanno diverse, ma tutte relegate in superficie, elaborate in modo troppo poco solido, per un'era nella quale risulta ormai indispensabile un certo candore ideologico innovativo, per andare al di là della ridondante banalità musicale odierna. La struttura melodica di quest'album si radica sullo stesso andamento lineare: arrangiamento - chitarre ritmiche quasi onnipresenti, assoli nel punto in cui ce l'aspetteremmo e distorti nei ritornelli - che per evidente semplicità - e tavolta semplificazione - sonora non permette ai pezzi di rigenerarsi di quella freschezza musicale di cui avrebbero bisogno per richiamare l'attenzione di un eventuale ascoltatore poco distratto, a meno che non si tratti di un amante del genere. "Orbite" orbita meno di quanto potrebbe, pur presentandosi come un lavoro sicuramente ben forgiato, ma un po' prevedibile; forse, colpa più di un timbro vocale poco convinto, che dell'agglomerato melodico generale, che in definitiva risulta fin troppo stabile e compatto. La parte relativa ai testi, peraltro, contiene richiami emotivi interessanti, compendiandosi in un intreccio lirico poco banale: contesto emotivo molto presente, che si fa forza attraverso concetti ben delineati ed intuizioni dal sapore nuovo. Volendo tirare le somme, la qualità musicale dell'album dei Quarzo madera risulta discreta, l'originalità creativa, invece, potrebbe estendersi molto più in là.
Articolo del
26/01/2010 -
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