|
Debutto degno di nota per i parmensi Winter Haze, che con "The Storm Within" arrivano al traguardo del primo full-length dopo l’interessante EP, targato 2005, "Innocent Dream". La prima formazione del gruppo risale al 2003, ma una storia particolarmente travagliata ha fatto sì che questa opera prima si facesse attendere un po’ troppo. Nonostante le difficoltà, i Winter Haze non si sono arresi, hanno continuato ad esibirsi con costanza e determinazione (hanno fatto da opening band, tra gli altri, per Paul Di’Anno), sviluppando grande padronanza del palco (vedere per credere) e una tecnica davvero notevole. A livello di proposta musicale, il merito dei Winter Haze sta nell’essere riusciti a dare un’impronta personale ad un genere che, ultimamente, abbonda in quantità, ma non in qualità. Lo si potrebbe definire un buon power metal con sfumature gothic; la voce, di chiara impostazione lirica, della brava cantante Giorgia Marra, potrebbe indurre a facili e superficiali paragoni con gruppi symphonic metal nordici, il cui sound è caratterizzato dallo strapotere della vocalist femminile. Quello dei Nightwish dell’”era Tarja Turunen” non è che il nome più famoso, la scena metal scandinava pullula di formazioni simili. In realtà, sin dal primo ascolto, è chiaro che i nostrani Winter Haze, pur traendo ispirazione dalle soluzioni orchestrali, non ne fanno l’uso massiccio che è invece costante nei colleghi nordici. Per sopperire alla mancanza della grandeur sinfonica, adottano arrangiamenti più heavy della media, imponendo così un proprio stile alle 10 tracce, seppur a fronte di un sogwriting non particolarmente innovativo. Uno dei punti di forza dell’album, oltre alla bellissima voce di Giorgia, è infatti la sezione ritmica, con la batteria incalzante di Matteo Rossi e le interessanti linee di basso di Lorenzo Solazzi. "Trail Of The Wolf" e "Eyes Of The Dawn" aprono l’album nel migliore dei modi, mescolando grinta, velocità e atmosfera darkeggiante, specialmente la seconda, caratterizzata dalla melodia dei violini e della tastiera di Stefano Bottarelli. "White Witch" è meno dinamica e coinvolgente, ma rappresenta comunque un momento più “riflessivo” all’interno del platter. Il meglio arriva con "Deconstruction Of Mind" e "Darker World", la prima che si riaggancia all’heavy metal più tradizionale, con tanto di screaming, la seconda potente ed immaginifica. In entrambe, la parte della superstar spetta al chitarrista Raffaele Albanese, che dà il meglio di sé con una serie impressionante di riff granitici. Ritmi completamente diversi per la ballad "From Here To Eternity", che costituisce comunque un altro episodio notevole. I restanti pezzi, nonostante il buon livello tecnico, non riescono a spiccare il volo, lasciando la sensazione di qualcosa di incompleto. Ma quello che già sono riusciti a dimostrare i Winter Haze lascia già ben sperare per il loro futuro: una maggiore concentrazione sul songwriting, e un’ancor più costante ricerca di un sound unico e inimitabile, potrebbero aiutarli a mostrare davvero i loro numeri. Che, ne siamo certi, sono numeri da campioni.
Articolo del
27/01/2010 -
©2002 - 2026 Extra! Music Magazine - Tutti i diritti riservati
|