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Gli A Dog To A Rabbit sono una band fiorentina composta da Marco Burroni, basso e voce, Davide Mollo, chitarra e cori, e Donald Renda, percussioni e cori; ma non cantano in toscano, quindi niente ‘h’ o accenti vari ed eventuali, loro cantano in inglese, cioè il Cane dice al Coniglio, in inglese, un sacco di cose lunghe 11 brani. Questo è il loro primo album, intitolato appunto ”A Dog To A Rabbit”, come a voler assolutamente sottolineare chi sono i protagonisti del dialogo, anche detti a un certo punto ADTAR, perché potrebbe diventare lunga. Il primo brano che ci introduce nel territorio di questa conversazione animale è ”Rock Abuse”, che parte con grande energia e ci fa illuminare più di una lampadina nel cervello tra schitarrate rock e voci a cavallo tra il grunge e il rock più classico; ma non è del tutto dolce e docile il sound di questa band, anzi è sporco, da qualche parte graffia e in altri punti ‘stona’, nel tentativo di esprimere molteplici emozioni quali paura, claustrofobia, impossibilità di superare test psico-attitudinali, insomma, ci chiude un po’. La band è giovane e fa sentire la voglia di sperimentare ma di essere ben lineare in questa sperimentazione, il disco scorre veloce, rallentando verso il finale che si chiude in maniera un po’ evanescente, quasi in sordina rispetto alle sonorità più acide dell’incipit, forse causa di una doppia produzione che si è protratta nel tempo. Infatti, durante l’ascolto, ci sembra quasi di avvertire qualche brano proveniente da un passato compositivo, diverso rispetto a molte armonie e ritmiche che, invece, appaiono più mature e ragionate in altri pezzi. Potremmo dire che ci ricordano questa o quella band, questo o quel cantante, ma eviteremo, lasciando la possibilità, a chi deciderà di ascoltare questo disco, di farsi una sua opinione e, soprattutto, lasciando spazio a questo trio di continuare per la sua strada e di proporci presto qualche lavoro che matureranno di loro sponte senza etichette né restrizioni di genere.
Articolo del
10/02/2010 -
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