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“The Stones Of Naples” è il titolo dell’ultimo lavoro di Riccardo Prencipe con il suo progetto ”Corde Oblique”, il titolo è tratto dal libro della storica dell’arte Caroline Bruzelius, il che ricollega direttamente alle origini di Prencipe in quanto storico dell’arte egli stesso. Le pietre di Napoli si incidono in questo disco attraverso suggestioni quasi boreali, ed è incredibile il contrasto e allo stesso l’armonia che si creano tra la musica e l’immaginario da cui è tratta. A volte sono le pietre della città quelle che emergono dalla sua musica, altre quelle dei paesaggi intorno a Napoli fatti tanto di mare quanto di montagne e di un vulcano, il Vesuvio, padrone e re del golfo. Il suo stile ci ricorda un folk a tratti anglosassone, altre quello suggestivo e più italiano, un mix di visioni alternate che spaziano da vicoli strettissimi pieni di panni stesi, a lunghe passeggiate nei boschi. Lungo il corso dell’ascolto si vivono momenti energici, in cui vediamo il mare che si infrange contro le scogliere, e altri di calma e pace, in cui le onde cullano la riva sul bagnasciuga in movimenti da ninna nanna. L’arte di Prencipe si fa sentire attraverso la fascinazione dei giri di chitarra accompagnati da voci che vengono da diverse cantanti, ma che, tra di loro, tendono ad amalgamarsi, quasi a sembrare una sola e stessa cantante per tutto il corso dell’ascolto. Anche il violino ritorna in questa produzione con un nome come quello di Alfredo Notarloberti, noto violinista degli Argine, che fa sentire la sua maestria in ogni tocco e pizzicato. Di sicuro “Stones Of Naples” è un lavoro che ci fa sognare, che racconta tanto la nostra terra quanto ci suggerisce visioni posti lontani, di luoghi fatati e magici, dove le note di Prencipe ci portano per mano e ci fanno esplorare un mondo sconosciuto e nascosto dietro ogni melodia, atmosfere di altri tempi e di tempi che non ci sono, create dalla maestria del musicista. Sicuramente di questo album ho apprezzato molto più la produzione in lingua italiana che quella in inglese, un po’ a causa del fatto che l’inglese, a meno che non sia cantato da un livello madrelingua, risulta quasi una lingua ridicola; e, inoltre, nelle atmosfere rievocate da “Corde Oblique”, la lingua italiana si confà perfettamente al sostrato sonoro, creando degli incanti meravigliosi e coinvolgenti, risvegliando sentimenti di appartenenza e ‘radici ’ che spesso si tendono a dimenticare in un paese bello quanto disgraziato come l’Italia.
Articolo del
03/02/2010 -
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