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Penetrare nell’ascolto degli Spiral69, e di “A Filth Lesson For Lovers”, è un vero e proprio viaggio: inquietante, dilaniante, affascinante ed eccitante. In tutte le sue accezioni. Questo album di esordio è la dimostrazione che l’ottima musica in Italia c’è e i nostri compositori sono meritevoli di lodi e onori. Spiral69, progetto solista di Riccardo Sabetti, artista già noto alla scena con Argine e Pixel, è un colpo nello stomaco, si inserisce nella nostra circolazione corporea, ascolto dopo ascolto, e sembra veramente difficile liberarsene. Una droga vera e propria, per il corpo e per quelle parti della nostra esperienza di vita che si rispecchiano in questa opera. A cavallo tra Nine Inch Nails e i nostrani Spiritual Front, con delle suggestioni che strizzano l’occhio al folk e all’indie pop, i brani del disco scorrono piacevolmente e lascivamente nelle loro melodie e visioni, quanto fanno male al cuore e all’anima mentre li si ascolta. Se siete appena usciti da una delusione d’amore, vi sconsiglio l’ascolto di questo album, a meno che non lo usiate come panacea. Del resto, il titolo, “A Filthy Lesson For Lovers”, dichiara apertamente lo stato dell’argomento trattato, soprattutto la parte che riguarda lo “sporco”: “Cover Me Or Wash Me Away”, recita, appunto, “Cover Me”, traccia 9 delle 11 dell’album, senza contare la ghost track “The Unspoken” che arriva, non a caso, dopo 69 tracce da 3 e 4 secondi. L’impatto iniziale tra “Echo”, “Erease”, “Filthy Lesson For Lovers”’ e la splendida “You”è fortissimo; l’energia, la rabbia, la frustrazione e la disperazione si infrangono contro un muro sonoro eterogeneo e molteplice che ci fa venire l’acquolina in bocca, fino ad arrivare a una riappacificazione dei sensi con brani sognanti, dolci e malinconici come “And I Love Her”, che ogni donna vorrebbe come dedica, “Kissing Juda”, appassionata e passionale, “Cover me”e “With Nothing Left”, che sembra quasi voler chiudere il discorso, dopo “The Way Out Is Through You", come a dire: alla fine di un percorso d’amore travagliato e sofferto, al limite del masochismo e dell’ossessione più oscura, non rimane proprio nulla. È proprio il non-detto che porta l’ascoltatore a prendere questo cd, dalle ali spezzate e ricucite, a inserirlo ancora e ancora nel lettore, perché, in fondo, il male è quello che noi stessi ci facciamo, il male sono le aspettative che avvelenano la vita, il dolore è quello vero e concreto di ogni giorno, quello fisico, quello che non si interrompe mai, come la voglia di ascoltare questo capolavoro nostrano.
Articolo del
18/02/2010 -
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