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Max Meazza è un personaggio molto vicino al country-rock italiano. Già autore del singolo “Mariposa”, usato da trasmissioni radiofoniche come “Alto Gradimento” e “Popoff”, Meazza & Pueblo presentano “Rage Against Destiny”, (qualche assonanza con un altra band ben più nota?) un nuovo lavoro che, sin dalle prime note, dimostra di affondare le sue radici nel rock elegante e nella ricerca sonora. L’opener “Solid Air” (John Martyn) è una lenta e melanconica ballata che, trascinata da chitarre dolci, lascia spazio ad un rock più robusto, con organo in sottofondo e cantato bluesy, punto di forza di “Down And Dirty” (Bad Company) con Rob Tognoni alla chitarra. Alla corte del Meazza accorrono, per quadrare il cerchio, musicisti di un certo spessore: Claudio Bazzari, Rob Tognoni, Tim Jones, Walter Calloni, Roby Venturelli, Enrico Ferraresi, Mike Newman, nonostante questo a volte il disco sembra trascinarsi in lungaggine inutili. Le take originali sfornati dalla band, “Big Knife”, per alcuni aspetti ricordano l’ultimo, stanco, Bob Seger. “Rock Steady” (Paul Rodgers) condisce questo lavoro con una dose di spezie profumate. “As a Falling Leaf”, dedicata all’ingombrante figura di Nick Drake, è un personale omaggio del musicista milanese, mentre “Death Ride” alza il tiro di una scaletta troppo lenta da metà disco in poi. Chi ama certe sonorità pulite e l’uso di chitarre affilate, affiancate alla buona produzione, non potrà che apprezzare questo album, chi invece dal rock pretende che scardini porte e abbatta pareti storcerà il naso, non riuscendo a superare la metà del disco. Prendere o lasciare, a voi l’ardua scelta.
Articolo del
11/04/2010 -
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