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Gli Overfaith nascono nell' Ottobre del 1998 e, dopo vari cambi di formazione, nel 2004 la band si stabilizza passando all’azione compositiva che sfocia in "Depths Of Madness", prima opera autoprodotta. Questo nuovo disco non sembra discostarsi molto dal suo predecessore, anche se la band affina la tecnica e alza il tiro. Dopo l’opener “Antiutopia (intro)”, sommessa e delicata, la band parte per ciò che sa fare meglio, un trash-metal tecnico, con incursioni nel metal classico fatto di classici iper cinetici. “The Invisibile Wounds” mostra tutte le frecce al loro arco, velocità, perizia tecnica, doppio cantato growl/melodico e doppia cassa martellante che, sinceramente, sembra troppo invadente. Dal punto di vista dell’innovazione non si grida al miracolo, il sole che illumina questo genere è identico a 15 anni fa, siamo di fronte ai classici stilemi del metal, ben suonati, perfetti dal punto di vista estetico, ma non ci sono bagliori che preludano ad una nuova alba. Quello che colpisce di più è l’uso della voce, capace di stupire in molti passaggi e il continuo lavorio delle chitarre risulta potente, i riff cadono copiosi come pioggia, i brani si inseguono l’un l’altro a velocità estrema, “The Predator”. Dodici take a fiato corto, dal piglio distruttivo (“Dark Pages”), senza disdegnare la melodia che, in alcuni casi, fa da contraltare all’irruenza del cantato, stemperando la tagliente produzione. Se siete amanti del “classico” questo disco potrebbe fare al caso vostro, se invece è il cambiamento che anelate allora vi toccherà volgere lo sguardo verso altro.
Articolo del
01/02/2010 -
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