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“voglia, voglia di aprire la porta, di lasciarti una rosa commossa …”, “… martino gatto mio, ora tu sai chi è Dio”, “ … a diciannove anni non si può fare la lepre...” queste brevi ma “piene” frasi, sono solo un assaggio di questo piatto misto di ”Popular Greggio”, primo album degli Humus, gruppo modenese. Grandi musicisti, non c’è che dire: una scenografia orchestrale degna di tutto rispetto, capace di creare un vortice di musicalità mozzafiato tra folk, country, jazz, un po di leggerissimo pop e rock con qualche toccata di chitarra elettrica e di batteria qua e la, tra volteggi di sax, violini, arpe, fisarmoniche e chi più ne ha più ne metta. Predominano sonorità popolari, fra il nazionale e l’internazionale, sfiorando per lo più lo spagnoleggiante con bellissimi sperimentalismi e una varietà di strumenti che stuzzica l’appetito dell’ascoltatore, ma che difficilmente va a saziare. Non risultano però sufficienti infatti, gli interventi di nomi altisonanti come Tiziano Scarpa (vincitore del Premio Strega 2009) e il grande biblista e linguista Paolo De Benedetti, che troviamo come autori di “La Gatterina”, “Lu Bombo Muscario”, “Martino” e di “L’Angelo Disse”, per lo slancio dei testi … peccato perché la musica, vero cuore palpitante del disco, meriterebbe molto di più, forse anche il silenzio che a volte dice più di mille paroloni. I titoli delle canzoni non suggeriscono per niente il contenuto che si va a sentire (per fortuna nei brevi minuti) e la musica corrisponde poco o quasi per niente al contesto degli argomenti … Qualcuno ha scritto di loro “ … la musica da strada sale finalmente ad alti livelli “. L’obiettivo infatti sarebbe quello di sfiorare, forse prepotentemente la musica d’autore con pezzi cantati appena, tra cantastorie, fantasia, popolarità, commedia e velata, nostalgica riflessione moralistica e metafore in alcuni punti. Non facile obiettivo quando tutto questo si concentra in solo dodici tracce. Troppo anzi per chi l’ascolta. Una boccata di ossigeno si ha all’inizio, con pezzi come ”Ho Visto, Giallo Cinese…”, testi curiosi e sicuramente non scontati, che catturano l’attenzione ma che non la riescono proprio a reggere nella seconda parte, quando tutto diventa più intenso e riflessivo e, non catturano. Un cantare leggero qualcosa di pesante … c’è qualcosa che non quadra insomma, forse una mano prepotente che oscura la naturalezza e violenta la vera personalità di questo lavoro, accoppiandolo a qualcosa di estraneo e che non li appartiene, che meriterebbe celebrare la musica del quale è protagonista. Sicuramente un bel 10 alla professionalità e alla preparazione come musicisti, ma quel tocco di leggerezza nelle parole, sarebbe l’ingrediente prezioso e ideale in un mix che, dopo tre assaggi risulta indigesto. Due emisferi completamente diversi oseremo dire, tra comete di musicalità e ritmicità e stelle cadenti di argomenti, troppo pesanti o forse semplicemente “TROPPO” da un lato e troppo dall’altro per semplici uditi di comuni mortali … che dire, si spera per loro che ce ne siano molto pochi. TRACK LIST Cenere Al Vento Ho Visto Giallo Cinese Oggi Martino Ora Me Ne Vado Lu Bombo Muscario L’Angelo Disse Quando Vado Via Canzone Per Aldo La Gattarina La Ballata de Il Grasso Bankiere
Articolo del
06/04/2010 -
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