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Nati nel 2006 dallo scioglimento dei Vanishing Floor, i NumberH tagliano il primo importante traguardo della loro carriera, firmando, in collaborazione con la SG Records, questo ”Whisper In Your Ear”: 11 brani di tutto rispetto, forse un po’ ripetitivi, ma che non lasciano dubbi sul notevole potenziale della band cagliaritana. I NumberH citano, tra le loro principali influenze, Black Sabbath, Led Zeppelin e Deep Purple. Fin qui nulla da dire: se vuoi fare rock, o parti da qui o non vai da nessuna parte. A dire il vero, però, di questi grandi classici si sente poco in “Whisper In Your Ear”, che parla piuttosto la lingua del rock moderno. Ma state tranquilli: qui non troverete nulla delle futuribili, e spesso ingestibili, sperimentazioni che vanno oggi sotto il nome di nu-rock, alternative rock o nu-metal. I NumberH propongono sano, genuino e appagante hard rock, rivisitato e attualizzato secondo gli stilemi dettati da rock band degne di questo nome, quali Alter Bridge o Seether. In questo non saranno originalissimi, ma non è un mistero che i rockers mostrino diffidenza – se non aperta ostilità – verso le cariche avanguardiste, e da tempo l’innovazione non è più un criterio necessario a giudicare la qualità di un album. La prima traccia “One Day” è quella che deve di più al nu rock, e in questo senso potrebbe essere fuorviante. “Whisper In Your Ear” è per la maggior parte costituito da solidi mid tempo in cui, ad un ascolto più attento, è possibile apprezzare delle interessanti linee di basso, opera di Alessandro Zucca. “Never Too Late” alza il ritmo, e con “Broken Dreams” entriamo nel vivo del sound dei NumberH: un gran pezzo rock alla Aerosmith, impreziosito da un bell’assolo del chitarrista . “Where I’m Going” è uno dei brani più duri e aggressivi dell’album, a tratti inequivocabilmente metal. “Get Away” ci riporta in territori più vicini al rock, dando ampio spazio di espressione alla voce di Cesare Bogazzi: il paragone con il grandissimo Eddie Vedder scatta immediatamente, specialmente nelle strofe, e non è un caso, dato che la successiva “Have You Seen”, con le sue chitarre distorte, suscita echi di Pearl Jam nella loro versione più rock. “Break The Chains” è più melanconica, ma non la si può classificare come una vera e propria ballad, il ritmo e la carica restano comunque su livelli alti. In “Fuck Your Mind” ritornano suoni decisamente più attuali. “Floating” parte in sordina, con un accordo di chitarra delicato, per poi esplodere in un’apoteosi di energia. “Breathe” è un brano più vicino al crossover, il cantato è molto cadenzato e quasi rappeggiante, e le chitarre più distorte che mai. Ha una struttura e un mood molto simile “A Safer Place”, che si avvale però di una dose supplementare di cattiveria tutta heavy, per chiudere l’album in bellezza. In conclusione, possiamo dire che i NumberH non cercano di trasformare il rock in qualcosa di diverso: lo rivisitano, dandone un’interpretazione aggiornata, ma non per questo meno potente ed espressiva. L’unico difetto che si potrebbe trovare a “Whisper In Your Ear” è una certa ripetitività dei brani, che stentano un po’ a trovare ciascuno la propria personalità, songwriting e tecnica però ci sono, e gli spunti su cui lavorare non mancano.
Articolo del
04/02/2010 -
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