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Da Cervia con furore, ecco l’esordio dei Voices From Beyond: un nuovo arrivo nel vivaio metal tricolore, che ultimamente, dobbiamo dirlo, non smette di sorprenderci e di regalarci album interessanti come questo ”The Gates Of Madness”. I Voices From Beyond sono una formazione relativamente recente: nati nel 2006 come cover band, senza perder tempo si sono subito lanciati all’inseguimento di un sound graffiante e personale, pur rimanendo nel solco stilistico tracciato dai grandi classici. Le 11 tracce che compongono “The Gates Of Madness” sono lunghe e complesse – sicuro indice di un buon potenziale compositivo - tutte ben suonate e prodotte. A livello di presentazione, da notare almeno due scelte coraggiose da parte della band: la prima è l’artwork che ricorda, nella grafica come nell’uso deciso dei colori, le cover chiassose ed esagerate dei dischi heavy metal negli anni ’80; la seconda è la dichiarata ispirazione a H.P.Lovecraft, uno degli scrittori horror/fantasy più bistrattati nella storia della letteratura mondiale. Non si fanno scrupoli a tirare fuori le unghie, i Voices From Beyond: l’artiglio più micidiale è la stratosferica voce del cantante Roberto Ferri (non passa inosservata la somiglianza con l’ex leader dei System Of A Down, Serj Tankian, specialmente nelle parti alte), senza dimenticare l’imponente lavoro di Andrea Giunchi e Matteo Poni alle chitarre. Il metal dei Voices From Beyond è un concentrato delle varie correnti che nacquero e prosperarono nell’aureo decennio. Un primo ascolto di ”Terror Screen” fa subito pensare alla grandiosità del sound di band come i Saxon, ma ben presto nel potente medley emergono il thrash di stampo Metal Church e i repentini cambi di marcia caratteristici del death metal. ”The Chosen” è giocata benissimo su una mastodontica sezione ritmica, creata dal basso di Raffaele Sapio e dalla batteria di Claudio Tirincanti. L’ immagine che meglio descrive l’incendiaria ”Voices From Beyond” è quella di una cascata di chitarre, di riff che si susseguono senza respiro; buono anche l’equilibrio tra parti velocissime e altre più cadenzate e cariche di suspense. La successiva frazione dell’album suona decisamente più vicina ai giorni nostri, pur senza mai cadere nel trappolone del metalcore, “strofa-cattivissima-ritornello-d’acchiappo”. ”Time Dream” ha un gusto decisamente death e certamente risente dell’influenza della scuola scandinava. ”The Cult Of Madness” sfoggia un sound crudo ed estremo, che cede il passo all’incedere battagliero di ”Don’t Change Your Mind”. In ”Day Of Rebirth” tornano grandi protagonisti i riff ottantiani. ”The Key Of Doom” è forse la traccia che risulta più organica e coerente nella struttura e nelle ritmiche. Roccioso midtempo per ”Welcome You”, certamente più “lenta”, ma non per questo di meno pregevole fattura; anzi, l’estensione vocale di Ferri e gli avvincenti passaggi chitarristici risultano, se possibile, ulteriormente amplificati da questa soluzione. Il gran finale è affidato a ”From Beyond”, che parte sommessa, in un equilibrio cristallino tra chitarre e cantato, per poi esplodere nella parte centrale, e culminare in un parossismo di rabbia. I Voices From Beyond, dunque, sono partiti con il turbo: vedremo se con il tempo e l’esperienza saranno in grado di definire ulteriormente il loro sound. Idee ne hanno da vendere, e lo stesso vale per energia e tecnica. ”The Gates Of Madness” ne è una sufficiente dimostrazione, ma si sa che il primo album è sempre troppo poco per giudicare. In bocca al lupo!
Articolo del
15/02/2010 -
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