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Un venerdì mattina di febbraio, uggioso e grigio, ti alzi decidendo di mettere su il nuovo Ep dei ”Dead Man Watching” e in pochi istanti ti accorgi che è perfetto per una giornata malinconica. Questo trio veronese, che già aveva prodotto della buona musica, si fa sotto con “Dead Man Is Coming Back In Town”, vicino alle sonorità che avevamo avuto modo di apprezzare già nel 2007. Se esistesse un’anima e avesse un colore la loro sarebbe “blue”, tenue e triste. Questi sei nuovi brani sono un viaggio lento, sussurrato, fatto di partenze e momenti di riflessione, magari seduti sulla riva di un fiume, rimestando fra i ricordi di una vita nell’attesa che passi il cadavere del nemico, ma solo per rendergli onore (“T.S.”). L’opener, “Everything Everyone”, è una lenta ballata sulla disgregazione del mondo (intorno alla band?) e sui cambiamenti di direzione che generano ansia, mandando in pezzi le loro (nostre) certezze. Ma non tutto è perduto, per fortuna qualcosa di solido ha resistito alla disgregazione: la loro musica è sempre la “stessa”, sincera pronta a testimoniare la schiettezza del trio, l’equilibrio fra gli strumenti è invidiabile. I punti di riferimento sono sempre gli stessi, Codeine, in alcune cose, ma un accostamento ai Motorpsycho, più intimi, non sembra poi cosi azzardato, “Love In The Afternoon”. Gli ultimi due brani, due gemme di rara bellezza, sono la vaporosa “One Day Left”, un brano in bilico fra la bella melodia della voce e della chitarra appena accennata, e la conclusiva “Come Back” che parte in sordina per esplodere a metà e svanire nel finale, in dissolvenza, sul riff dell’acustica mentre l’unica cosa di cui senti il bisogno è rimettere su il disco, per la terza volta. Questo bel lavoro accarezza le corde più intime del nostro corpo, allentando la tensione di una vita sempre impegnata nell’affannosa ricerca di una tanto inafferrabile quanto beffarda serenità.
Articolo del
14/03/2010 -
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