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Adimiron
When Reality Wakes Up
2009
Alkemist Fanatix
di
Antonluigi Pecchia
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Devo ammettere che ultimamente la scena metal italiana sta acquistando sempre più voce in capitolo sul territorio nazionale – per quanto riguarda i concerti in locali sempre più grandi, mentre prima non c’era scelta, esibendosi in locali di serie “z” popolati da pochissime persone – e anche europeo! E oggi mi tocca parlare proprio di una delle band portavoce di questa ondata, si tratta dei romani Adimiron che tornano sulla scena a cinque anni di distanza dall’uscita del loro debut album “Burning Souls”, sfornando uno degli album italiani più interessanti dell’anno trascorso “When Reality Wakes Up”. Molto è cambiato nelle influenze della band nel corso di questi anni, perché il presente vede un sound che mette al centro la genialità del thrash metal sperimentale creato dai Nevermore del periodo di “Dead Heart In A Dead World – anche per quanto riguarda le liriche, cosa che si potrebbe intuire già solo dal titolo del prodotto e dal suo bellissimo artwork – con qualche richiamo al crossover/nu metal per i momenti più tirati accostabili a Machine Head e Slipknot. Il vocalist Andrea Spinelli possiede un ottimo timbro vocale che gli permette di spaziare da momenti più violenti in cui richiama alla mente il periodo migliore di Phil Anselmo trascorso nei Pantera e Rob Flynn e altri più caldi e alienanti in cui l’unico termine di paragone possibile è Warrel Dane. Gli undici brani proposti si presentano diretti e godibili sin dal primo ascolto. Per la formula del grande album non manca assolutamente nulla, ottimi riffs, qualche ballads per staccare dalla violenza, assolo di chitarra per nulla banali e un tocco di personalità – che viene gustata soprattutto negli attimi strumentali – che non guasta mai. Con lo scorrere degli episodi ci si imbatte anche in ottimi possibili singoli come ad esempio: il violento “Choice For A Mask”, il nu metallaro dai tristi toni “Still Winter Within” e la claustrofobica ballad “Endevouring” che riesce a infondere il dovuto senso di alienazione. Da menzionare è anche la cover in chiave metal del brano “Spitfire” dei Prodigy che riesce ad incastonarsi ottimamente all’interno del lavoro. Insomma, devo ammettere – felicemente dato che mi reputo un supporter delle band di “casa nostra” – che tutto il successo che stanno riscontrando questi quattro ragazzi romani in questo periodo se lo meritano a pieno. Quindi cari amanti del genere, non lasciatevi sfuggire questo disco perché vale assolutamente la pena averlo nella vostra collezione. Complimenti Adimiron!
Articolo del
12/03/2010 -
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