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I Petramante sono figli della musica leggera italiana, per quanto il loro concept vorrebbe dirci altro. L’album scorre bene, ogni tanto troviamo parti più interessanti, ma quella che ci colpisce si scopre essere una ‘citazione’ dei Portishead che, però, poverini, non vengono citati come autori del loop sul brano ”L’Arnia”. Lo spazio nel booklet era ampio, visto che hanno quasi ringraziato il gatto della vicina, e ci sorprende come sia sfuggito il loop, praticamente, la cosa più interessante che abbiamo incontrato in tutta l’analisi di questo disco. Si capisce, non è facile fare un genere in Italia che ormai qualsiasi italiano ha sperimentato, ma non ci si stupisce se, in fondo, ci si poteva impegnare di più, magari trovare soluzioni più originali e nuove, di cui probabilmente i Petramante sono capaci, e questo ce lo suggerisce la traccia ”Implodo”. Inoltre, va detto che il gruppo sa suonare, nonostante abbiano una scelta vocale, bella, per carità, ma che fa un po’ il verso a Carmen Consoli, anche nella scelta delle tematiche trattate nei testi e nel modo di svilupparle, ma di cui non ci si lamenterebbe se fosse più studiata. Il problema nell’ascolto sta nel fatto che l’intero album è molto gradevole: belle canzoni all’italiana farcite con sugo di chitarra, strofe banali e melodie riconoscibili nella maggior parte di ‘tante altre canzoni’, la tiritera dell’amore non corrisposto, dell’amore arrabbiato, dell’amore amore, tutto sempre al gusto di pizza e mandolino. Anche dove sembrerebbe volerci essere denuncia, non c’è, perché non è incisiva. Ma, visto che la tecnica sembra esistere nelle doti di questi ragazzi, ci chiediamo se nel loro secondo album non preferiranno lasciarsi alle spalle tutti i mentori e i predecessori, smettendo di fare i copycat e magari farci sentire di cosa sono veramente capaci. Buon cammino!
Articolo del
17/03/2010 -
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