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Psychopathic Romantics
Pretty Prizes
2010
CD autoprodotto
di
Daniele Bagnol
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Seconda prova autoprodotta di questo quartetto difficilmente definibile nei generi, “Pretty Prizes” rappresenta un punto esclamativo nella fresca carriera dei Psychopathic Romantics con un’ottima capacità di scrittura dei testi, accompagnati da un uso sapiente degli strumenti più disparati (da sottolineare anche l’uso della zampogna, tammorra, guiro e sitar tra gli altri). Si tratta di un disco profondo che lentamente ti assorbe nei vari ascolti, che ti trasporta nell’occhio del ciclone con la certezza che la tempesta arriverà a momenti. Sono molto frequenti i cambi di ritmo inaspettati: una sensazione di pace alternata a momenti di oppressione ti attanaglia le viscere, mancanza di respiro e caduta nel vuoto, nelle quali le parole sguazzano come ricchi petrolieri affogati nel denaro. A tratti si fanno portatori di una rivoluzione culturale “Democracy’ s Pill”, poeti di una generazione “X” col mito di calciatori e veline, accusata troppo spesso dall’esterno di non avere ideali profondi ed in questo modo sotterrando le altrui colpe. Nella totalità in questo lavoro infatti si percepisce una scossa potente al sistema attuale, la voglia di cambiamento e di libertà da trasferire ad una massa indistinta di formiche come in “Ant Farm” e la critica ad una società dell’apparenza a cui bastano un paio di magiche labbra ed un bel corpo per disinteressarsi del resto come in “Mother Nature’s Latest Madness”; “Send in the clowns!” ordina ad un certo punto la voce sghignazzante in “Free Barabbas”, la traccia di punta dell’opera, che sembra racchiudere l’anima del lavoro. E’ solo con “21”, penultima traccia completamente strumentale, che si calmano le acque e si ha il tempo di metabolizzare il tutto; si tratta in definitiva di una buona prova molto punk nei concetti, meno nelle sonorità. In sostanza una buona fotografia contemporanea: a voi il compito di definirli pessimisti o realisti.
Articolo del
04/03/2010 -
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