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Negli ultimi anni il folk insieme a tutte le sue contaminazioni post-moderne (indie-folk, psycho-folk) sta vivendo uno straordinario revival artistico, mai sopito nella scena statunitense e che ultimamente ha ritrovato fertile terreno anche in Europa. I Vinegar Socks sono una formazione nata nel 2008 a Roma dall'incontro tra il polistrumentista americano Jordan De Maio e il violinista italiano Paolo Petrocelli. Un esperimento nato quindi in terra italiana, anche se con un'evidente matrice d'oltreoceano ed è davvero il caso di parlare di esperimento ascoltando le malinconiche melodie folk dalle sfumature mitlleuropee ed i testi surreali. Si potrebbe quasi scambiare Jordan per un vero europeo: infatti la musica folk dei Vinegar Socks non è un genere d'esportazione delle ultime tendenze statunitensi e britanniche, ma riprende e dà nuova vita agli echi della vecchia Europa. Diventano di grande impatto in questo contesto gli arrangiamenti con il violino. Inoltre il duo italo-americano ha collaborato fin dall'inizio con altri musicisti, come Marco Rossini al contrabbasso e Patrizio Petrucci al mandolino e le percussioni ed il contributo di questi strumenti arricchisce ulteriormente la composizione. Attualmente ad accompagnare la coppia è sopraggiunto il polistrumentista Matteo Locasciulli per la parte del contrabbasso ed altri arrangiamenti. Dopo il violino, il contributo più significativo nelle musiche d'atmosfera dei Vinegar Socks è senz'altro il mandolino che non a caso risulta particolarmente affine alle musiche violinistiche avendo lo stesso tipo di accordatura. Proprio il violinista Paolo Petrocelli ci ha raccontato, nell'intervista che segue, della volontà di creare qualcosa di autentico ed unico, prerogativa imprescindibile alla base di questo progetto. Paolo ha dedicato molti anni allo studio del violino, sviluppando le sue doti soprattutto nell'ambito della musica classica e si è diplomato al Conservatorio di Santa Cecilia.
Come è avvenuta l'apertura dal classico al moderno nella tua esperienza musicale? Avevo bisogno di sperimentare e mettermi in gioco in nuovi ambiti. Ho cominciato a suonare il violino in diversi contesti e formazioni, ma l'incontro con Jordan De Maio mi ha offerto l'opportunità di sperimentare per la prima volta qualcosa che sento davvero mio.
Oltre alla passione spontanea per questo progetto, quali sono le vostre ambizioni al riguardo? Siamo molto concentrati sul nostro progetto in questo momento. Il nostro obiettivo è quello di proseguire su un cammino autentico, dando sempre la priorità alla nostra volontà ed identità artistica.
Come mai la scelta di un'etichetta straniera? Abbiamo ricevuto alcune proposte da etichette indipendenti italiane e straniere, ma nessuna di queste ci ha convinto. Volevamo legare il nostro nome ad un'etichetta "onesta", che davvero condividesse lo stesso nostro approccio artistico. Grinding Tapes si è dimostrata per questo primo disco il "partner" ideale: gli artisti del loro roster sono sicuramente vicini al nostro mondo musicale. (L'album è interamente prodotto con materiali riciclati, e per espressa volontà della band 1$ per ogni acquisto sarà devoluto alla “Sacco&Vanzetti Foundation”, ndr
Avete già in attivo un ampio prospetto di date live e diversi tour per l'Europa. Qual è il vostro approccio alle esibizioni dal vivo? L’esibizione dal vivo per noi è un momento di grandissima importanza, in cui poter condividere le nostre idee musicali, le nostre emozioni, la nostra energia. Diffondere in prima persona, con i nostri strumenti, la nostra musica è sicuramente quello che ci rende più felici!
I contesti più consoni alle esibizioni dei VS sembrano essere i teatri e gli spazi acustici, dove si predilige l'ascolto diretto e attento della musica. Ed oltre al teatro, dove i Vinegar hanno avuto modo di esibirsi all'interno di rappresentazioni, anche il cinema si è rivelata una cornice ideale alle loro musiche d'atmosfera. Cinque canzoni dell'album di debutto sono infatti diventate la colonna sonora della pellicola italiana “Dieci Inverni”, a cui ha partecipato anche Vinicio Capossela. Il duo italo-americano ha raggiunto in breve tempo la visibilità che i normali gruppi emergenti impiegano molto tempo di gavetta per procurarsi. Determinanti anche le importanti partecipazioni televisive (Mtv) e radiofoniche (Rai Radio1), a festival culturali e concerti di artisti come Joan as Police Woman e Kaki King. L'intraprendenza in campo comunicativo e il fascino della band hanno dato i loro brillanti risultati e sono molteplici i fattori vincenti che hanno dato un immediato riscontro al progetto dei Vinegar Socks e un condiviso successo di critica. Tra questi la voce e i testi d'impatto di Jordan, le melodie e gli arrangiamenti trascinanti, le atmosfere oniriche e incantate, uniti sotto la chiave di una composizione creativa e di qualità. Dalla perfetta compatibilità delle due personalità scaturiscono suoni evocativi che richiamano il fascino decadente del vecchio continente. La passione classica di Paolo e l'attrazione di Jordan per la cultura del continente europeo si sono unite perfettamente dando vita uno stile unico. Nasce comunque spontaneo almeno un paragone con l'esperienza americana dei The Decemberists, dove il leader Colin Meloy evoca con i suoi testi e gli arrangiamenti musicali i tempi dei primi coloni puritani inglesi in terra americana. Così i Vinegar Socks con i richiami alle atmosfere passate e gli elementi decadenti, tendono ad assurgere al titolo di moderni menestrelli del XXI secolo, nell'epoca della globalizzazione e della post-modernità, dove si mescolano stili, generi, tempi ed etnie, e soprattutto si sperimenta.
Articolo del
15/03/2010 -
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