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Se si dovesse scegliere un aggettivo per questo primo lavoro di Giovanni Truppi al primo ascolto assoceremmo “interessante”, ai numerosi successivi sarebbe inevitabile aggiungerne più di qualcuno: buonissimo, lui bravissimo, fresco, vivace, piacevole, orecchiabile.
”C’è un me dentro di me” infatti, primo lavoro in assoluto di Giovanni, giovane cantautore napoletano adottato dalla casa discografica romana Cinico Disincanto, è un turbine di tutte queste cose con un pizzico di riflessione mai banale. Il suo orientamento pop-jazz e soul è piacevole ed originale e si contraddistingue già dalle prime note di “Dormiamo nudi” uno scrivere finalmente non convenzionale sul panorama musicale giovanile dell’ultima generazione. Lui è finalmente diverso, esplora, gioca, inventa e fa trasparire la sua vera passione per la musica. Giovanni ama la musica e si sente, nella voce in falsetto che fa un tocca e fuga di qua e di là, nel riprodurre lui stesso gli strumenti con la bocca nella traccia che riprende la title track ”C’è un me”, nella produzione, nello scrivere e nell’arrangiare ogni nota, ed è bravissimo! Fa toccare il suo lavoro, le parole scritte, i suoni, a chi l’ascolta e ci si accorge subito che c’è qualcosa di davvero sentito da parte del realizzatore e, con questo piccolo ma grande trucchetto e capacità, oseremo dire ormai molto rara, incolla l’ascoltatore e il dito indice sul rewind soprattutto con la bellissima ”Manuela”, con un ritornello che per la sua freschezza e orecchiabilità ti si infila in testa e l’unica cosa che puoi fare è continuare a cantarlo all’infinito. Ma quello che affascina e cattura è il saltellare da sonorità quasi retrò, come suggerisce la opening track già citata “Dormiamo nudi”, ad atmosfere naif e addirittura ad un valzer di “Scomparire”, il tutto con uno spremersi e un dare tutto se stesso tangibile su ogni orizzonte: musicale e vocale. Freschezza e spensieratezza sono i protagonisti principali quindi, ma anche un velo sottile di riflessione con la canzone “Mario (niente da dimenticare)” che parla dell’informazione e un vedere il mondo, le sue vicissitudini, i suoi aspetti e colori in un modo in qualche modo “passivo”, da seduti sul divano, o attraverso racconti di una figura quasi “suprema”quella di Mario ( “...che non è un nome ma un augurio...”) appunto, che qui sembra proprio metaforicamente impersonificare l’importanza del vivere inteso come il rischiare, il prendere tutto quel che viene, con la bellezza e l’incertezza anche che questo può comportare, ma con un’importante certezza: quella di “non dimenticare niente” (come suggerisce il sottotitolo della canzone) e il non avere rimpianti. L’attualità di una storia fatta di illusioni, inganni come quella raccontata in ”Mandorle”, o anche della paternità nella successiva ”Vito è un pazzo...” sono temi che ci volevano per chiudere il cerchio di un lavoro che vuol dimostrare un qualcosa ma molto umilmente, senza presunzione o cose che vorrebbero risultare “impegnate”, riuscendoci alla perfezione con la trasformazione di ”Tanti auguri“ di Raffaella Carrà.
Questo è Giovanni Truppi, pregi e difetti. Un lavoro che merita 10 o poco meno in tutti i suoi aspetti, anche quello del package, degno di una maturità che giunge in un iter classico di un’artista dopo diverse pubblicazioni, ma che Giovanni dimostra di aver già al suo esordio al quale ci auguriamo di avere presto un seguito altrettanto ricco e che risulti in ugual modo, sentimentalmente e musicalmente autentico. In bocca al lupo!
Articolo del
23/03/2010 -
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