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Dopo il primo lavoro ”Siamo Gli Operai”, datato 2008, Fabrizio Varchetta mette insieme i pezzi per assemblare i Witko, la compagine che darà vita a quello che sarà un disco sostanzialmente folk con sprazzi di rock con attitudine cantautorale. Il sound della band è impreziosito da pregevoli spunti di violino, armonica, flauto, fisarmonica e tastiere, anche l'alternanza delle voci, da Varchetta alla bassista Greta Fornasari e la violinista Elisa Giordanella, contribuisce a dare un tocco di varietà. La sostanza però è poca dal punto di vista dell'originalità, uno dei tanti casi che capitano oggi nel quale è un dispiacere constatare la bravura degli esecutori e la qualità degli arrangiamenti, ma al contempo non potersi astenere dal chiedersi, ma ce n'era bisogno? Il tutto nell'insieme suona già come qualcosa di già sentito e risentito. La matrice dei primi 3 brani (”Qui non si può”, “Lorenzo”, “Il Millennio”) ricrea più di un momento in cui torna alla mente il grande De Andrè, sia dal punto di vista musicale che per quanto riguarda le intenzioni dei testi. ”Lettere Normanne”, aperta da un'intro di armonica, è una ballata gradevole che se non altro ha il merito di spezzare l'egemonia di sound puramente folk-popolare che governava il disco fino a quel momento. Cambio di marcia ne ”Il Diario di Bianca Neve”, ritmata e movimentata, ma che ricorda più che altro lo stile dei Baustelle nel periodo de ”La Malavita”. ”A Gianni” e ”Cosa Siete” sono probabilmente i pezzi meglio riusciti per quello che era l'obiettivo dell'album, in questi 2 pezzi stili, ritmi e generi si mischiano, come i riff e gli arpeggi orientaleggianti del bouzouki con la batteria tribale nella prima canzone, mentre nella traccia successiva si possono apprezzare le sonorià reggae (un po' alla Negrita ultima versione) scandite dal flauto e la variante rappresentata dal violino quando la canzone accelera. Da ”Linea Zero” in poi (”Pane e cioccolata”, “Canzone per Nadia”, “La Taverna dei Cinque Litri” e la bonus track ”Testimone di Giustizia”) la vena di follia e sperimentazione si esaurisce, rientrando nei canoni più abituali del folk moderno, stampo Modena City Ramblers.
Articolo del
21/03/2010 -
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