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Dirlinger
Un 45 giri davvero analogico
di
Domenico Capitani
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Non ricordo bene dove ma penso di aver letto da qualche parte proprio questa assonanza con la celebre “Lay & Love” del progetto di Byrne e Oldam per il film “This Must be the Place”… assonanza che il suono acustico e minimale sforna quando la voce cerca proprio quella particolare soluzione melodica. Ed è così che ci da il benvenuto in questo nuovo mondo, il suo nuovo mondo Dirlinger ovvero Andrea Sandroni, il cantautore (anzi il cantastorie) marchignolo che avevamo conosciuto con il suo esordio dal titolo - guarda caso - “cOntastorie”. E se la produzione dall’ormai esasperato gusto retrò in bilico tra pop e rock lo-fi anni ’70 aveva dettato le regole di quel gioco li, oggi Dirlinger sfoggia un minimalismo alla Neil Young che personalmente trovo potente e affascinante. Un 45 giri vero e proprio dove, sul Lato A, campeggia la più “quadrata” canzone scelta per le radio dal titolo “La città ideale” in cui troviamo solo una linea di basso a far da corredo alla sua chitarra e voce riprese decisamente live in uno studio / nonstudio (magari mi immagino camera sua e poco altro). Si torna a fare dell’analogico, a due passi da acidi e bastale folk dylaniane. Sul Lato B invece Dirlinger si sveste anche del basso e resta davvero nudo vestito solo di voci corali e un riverbero ambientale che mi ricorda qualche demone riuscita dei tempi del folkstudio. Il titolo poi ha quel peso poetico che non passa inosservato: “Il vecchio e il mare”. Citando Hemingway come analogia di una vita che nel seminare imprevisti, poi alla fine ci regala nuovi orizzonti. E si sta sempre all’erta nonostante la routine spesso resa vana nel suo obiettivo, di gettare reti e sperando che tutto sia come il giorno prima. Un 45 giri che riflette sul concetto di zona di confort, sul rifugio personale… lui che probabilmente, dopo tanto girare per concerti con il suo primo disco di inediti, ha sentito il bisogno di uno stop e di un silenzio da questo mondo di caos e frenesia spesso, come la rete gettate, inutile e a volte vanesia. Spesso diciamo che la produzione delle nuove penne della scena indipendente ricercano le radici più che affidarsi alle macchine del futuro: con Dirlinger, questa direzione, la trovo sfacciata e assoluta.
Articolo del
05/03/2026 -
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