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Kurt Cobain
Dodici anni fa Kurt Cobain si toglieva la vita
5/04/2006
di
Morrisensei <
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Esattamente dodici anni fa, nella sua casa di Seattle, Kurt Cobain si toglieva la vita sparandosi in testa. Il suo corpo sarebbe stato ritrovato tre giorni dopo da un certo Gary Smith che lavorava proprio presso quella dimora fino ad allora eccezionalmente anonima. Probabilmente il suicidio del leader dei Nirvana ci ha consegnato l'ultima grande icona generazionale. L'ultima star da venerare, idolatrare ed appicciare sotto forma di adesivo dietro il cofano dell'automobile. Con questi appunti non vogliamo riscrivere per la cento milionesima volta la storia di quella band e la sua importanza sulle sorti della musica della decade '90 e di quelle successive. Per carità. Vogliamo solo ricordare quei giorni. La memoria è ancora turgida e pulsante. Quando Cobain venne ricoverato a Roma dopo un'overdose di pasticche, sonniferi e champagne all'Hotel Excelsior, era una splendida domenica di sole. Era il 4 marzo del 1994. Quasi un mese prima del suo tragico epilogo. Giorni lontani, lontanissimi come quelli del matrimonio a Waikiki con Courtney Love, come quelli della nascita di Francis Bean e quelli dell'arresto con l'accusa di aver picchiato la moglie (siamo sempre nel 1993). Su di lui si è in questi anni speculato come neanche farebbe un ambulante con le diapositive tarocche del Colosseo. Libri, diari personali, saggi, saggetti, libretti, raccolte, cofanetti, diritti d'autore, ex amici, detrattori, finanche un film nauseabondo e tedioso a firma Gus Van Sant (il regista più bollito del circuito). Passione e morte di una rockstar. Qualche giorno fa la vedova tossica ha annunciato di voler vendere i diritti del patrimonio Nirvana, scatenando una ridda, un'asta tra mega major e mega company (con quel mentecatto di Bono sempre in mezzo ai coglioni) che non rende onore e non rispetta (rispetto, ecco la parola magica!) la memoria di un (grande) artista. Come se non bastasse la parodia di Cobain viene rappresentata nel nuovo video ("Dani California") che segna il come back dei Red Hot Chili Peppers (il gruppo più bollito del circuito). Non ho mai amato alla follia i Nirvana nè il suo condottiero (ma il concerto nell'ormai leggendario Castello rimane nel mio cuore. Fu un autentico terremoto di sudore e musica spaccaculo come pochi altri riuscivano a tirar fuori in quel periodo). E' cosa ormai nota quanto le mie attenzioni dell'epoca fossero rivolte verso Mother Love Bone prima e Alice In Chains subito dopo. Ma guarda caso, tre storie, tre gruppi, scolpiti nella storia della musica (quella che conta e non quella che annoia e masturba i sensi) attraverso il sacrificio di tre splendidi frontman. Per non dimenticare. Ma soprattutto per ricordare.
Vostro "Un Urlo Nella Notte" Sensei
(pubblicato per gentile concessione di Nerds Attack!)
Articolo del
06/04/2006 -
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