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Il mio odio ha inizio da quando, sulla lancetta dell'orologio biologico, sono scattati i 14 anni di età. Due vite fa a ripensarci bene. E' l'astio misto a disprezzo che riverso nei confronti della cultura MUSICALE del cartone animato venerato nel periodo post-adolescenza. Cioè quando si è ormai adulti. E' la cultura ebete ed infantile che colpisce una folta schiera di ragazzi over, ancora a dilettarsi, eccitarsi, fare branco intorno a sigle, gruppi cover di sigle, mascherate e quant'altro. Te li ritrovi quasi ovunque. Feste, serate, sagre, concerti. Sono i soliti sfigati del cazzo. Che sanno a memoria i testi della canzonette. Che sanno che differenza passa tra la figa della moglie di Actarus e quella della fidanzata di Mazinga. Negli ultimi anni ci siamo divuti sorbire anche band di questo genere. Al trash non c'è mai fine. Io l'unica sigla che ricordo è quella di Capitan Harlock che richiamava in me una mai sopita voglia di nero bollente. Il resto appartiene all'armadio della memoria. Piacevole da riassaporare in alcuni frangenti. Ma tutto lì. L'arte del fumetto, è bene dirlo, non c'entra nulla con questo sproloquio da andropausa. Ma tanto, miei cari canuti dall'adipe indomabile, avrete senz'altro compreso queste righe. Come da comprendere è una trasmissione radiofonica ("Tropical Pizza") che va in onda ogni pomeriggio su Radio Deejay. E' condotta da tale Nikki, che molti di voi attenti dinamitardi del web, ricorderanno come uno dei tanti prodotti usa e getta creati in laboratorio da Claudio Cecchetto. Il suo più grande successo rimane "L'ultimo Bicchiere" (scritto dallo stesso guru) lanciato come un rocker di provincia. Capello lungo, chitarra non suonata, Camperos e una pronunzia auanagana. Ascoltare le due ore di TP (il conduttore viene altresì parodiato dall'altro noto appuntamento del network "Ciao Belli") è come tuffarsi in piena autostrada (diciamo una Milano-Laghi) facendo tappa in tutti gli autogrill che si incontrano sul percorso. Il livello di competenza musicale è pari a quello di un bignami rock con gli effetti della radio commerciale. I nuovi album dei nomi (in questi giorni Ben Harper, RHCP, Skin...) sono evidentemente salutati con eccitazione onanista ma è il linguaggio usato a far crepare dalle risate. Termini come togo, figata, raga, tosto, vibration sono solo alcuni che meccanicamente vengono inseriti nelle restanti tre parole mandate nell'etere. Uno spasso. Così come quando lo stesso Nikki si cimenta live alla chitarra, strimpellando e cantando brevi jingle e refrain famosi. Uno strazio sentirlo stonare a ripetizione con la sua voce afona. Questa è la nostra cultura rock. Che pensa che Lenny Kravitz sia l'erede di Hendrix, che prima, durante e forse anche un po' dopo i Beatles non c'è stato più niente, che i Rolling Stones erano dei ganzi mattacchioni, che gli U2 sono i più grandi, che il Liga spacca quanto Blasco, che Skin è una grande e che l'ultimo di Ben Harper sia un disco della madonna. Zero.
Vostro "basta cazzate" Sensei
(pubblicato per gentile concessione di Nerds Attack!)
Articolo del
08/04/2006 -
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