|
BENVENUTO SU EXTRA! MUSIC MAGAZINE - La prima rivista musicale on line, articoli, recensioni, programmazione, musicale, eventi, rock, jazz, musica live
|
|
|
|
|
|
Pearl Jam
Infornata discografica primaverile con bolliti, creature annaspanti e qualcosa da salvare
4/05/2006
di
Morrisensei <
|
|
Avrei voluto parlarvi del nuovo album dei Pearl Jam e magari avrei voluto parlarne male. Ma è un disco difficile. Non per la struttura musicale ma per i tanti contenuti che ne hanno condizionato il risultato. Sono al quinto ascolto e ancora non mi rendo conto contro quale creatura stia annaspando. Le prime recensioni sono contraddittorie. Chi lo relega nel cassetto dell'insufficenza (la comunità indie) chi in quello dell'eccellenza (Rolling Stone e i suoi fratelli) arrivando a posizionarlo solo dopo l'inarrivabile "Ten". Di certo è un disco cazzuto. Rabbioso. Punky. Pieno di violenza sonica - che ha lanciato nella leggenda i padri della band di Seattle ovverosia The Who - e pieno di impegno politico/sociale che tiene in vita il guru di Vedder e compagni ovverosia Neil Young. Ne riparleremo. Di certo i Pearl Jam, giunti più o meno ai 40 anni, non sono carne bollita da brodo domenicale. Al contrario dei Red Hot Chili Peppers ormai divenuti la caricatura di se stessi. Infilano un divertentissimo clip ma le immagini, questa volta, non riescono (e mi auguro non riusciranno) a tenere verticali i quattro californiani. Il disco, che è già di suo prolisso oltre misura, è disgustoso. Come le consolidate smorfie dei nostri. Rivoltante ascoltare i soliti riff, le solite litanie, le solite canzoni. Band finita da tempo e non per colpa di Navarro. Tra i manzi da fuoco lento vanno annoverati anche i misteriosi Tool che hanno impiegato un lustro (quasi) a partorire quello che avevano annunciato come un lavoro progressive metal. Dopo questa urticante definizione avevamo fatto cinque passi indietro. E avevamo visto giusto. Maynard e compagni non si discutono tecnicamente ma noi la tecnica ce la sbattiamo al cazzo. "10,000 Days" è un album greve, lento, ambizioso e tremendamente brutto. Bolliti nel proprio consommè. Ci vorrà, invece, ancora tempo per cucinare sia Neil Young che Bruce Springsteen che rilasciano due album simili nei temi ma distanti nei modi. Entrambi però testimonianza in sintesi che la classe non si acquista dal verduraio e che il talento passa dagli spermatozoi del papà agli ovuli della mamma. Eppure band come Tool e RHCP faranno da eterno tormentone all'estate. Peggio di un Festivalbar in playback o di un primo maggio sciatto.
Vostro "living in war" Sensei
(pubblicato per gentile concessione di Nerds Attack!)
Articolo del
04/05/2006 -
©2002 - 2026 Extra! Music Magazine - Tutti i diritti riservati
|
|
|
|
|
|
|
|
|
©2002 - 2026 Extra! Music Magazine - Tutti i diritti riservati
|