|
Chi pensa che il tour di Bruce Springsteen nato dall'album di musica tradizionale 'The Seeger Sessions' sia uno show di archeologia musicale filologica, si sbaglia di grosso. All'apertura in Irlanda della parte europea della tournee, il rocker del New Jersey ha dimostrato che le splendide canzoni della storia musicale popolare d'America da lui reinterpretate nel suo ultimo cd hanno dentro tutta la rabbia, la forza, la gioia del suo repertorio rock piu' vitale. Il concerto del Point di Dublino, davanti a circa 6.000 persone e' stata una festa ad alta energia, capace di trascinare i vecchi fan verso questo nuovo repertorio del Boss, senza che si accorgessero della differenza. Nemmeno per quel che riguarda la band: 18 fuoriclasse che non fanno rimpiangere la E Street band, capaci di cucire insieme swing, old time music, blues, gospel senza che l'ascoltatore se ne avveda, tanto e' travolto dalla forza di quelle vecchie, magnifiche canzoni - intervallate da qualche selezionato brano del repertorio springsteeniano - e soprattutto dalla forza spumeggiante di Bruce sul palco. Sembrano svanite le atmosfere ovattate e un po' angoscianti della tournee di 'Devils and Dust': il musicista e i suoi complici hanno voglia di raccontare e di far divertire. Nonostante il pubblico dublinese fosse molto attento ma decisamente non 'caldo', Bruce ha regalato uno dei piu' bei concerti dei suoi ultimi anni, spiegando (ma non troppo, saggiamente) la storia della canzoni, lasciando che poi i brani parlassero da soli. L'apertura e' stata per 'Mary don't you weep', e subito e' partito il mix tra Nashville e New Orleans (semplicemente straordinaria la sezione di fiati), cosi' come il racconto di queste vecchie storie americane, attualissime: come non trovare collegamenti piu' che stretti tra 'Joe Henry', il minatore che sfida la macchina scavatrice (e muore) e il 'Johnny 99' di Springsteen, disoccupato (come finiscono i compagni di lavoro di Joe Henry a causa della macchina) che imbraccia il fucile e si scatena. Lo stesso Springsteen intreccia il passato all'attualita': presentando 'We shall overcome', l'inno di Pete Seeger colonna sonora della protesta degli anni '50 e '60 che infonde di se' l'album, ha detto che ''e' una canzone che si collega alle proteste degli anni Trenta, alla lotta per i diritti civili degli anni Cinquanta, e anche alle manifestazioni di immigrati di questi giorni''. E poi l'ha interpretata in maniera assolutamente struggente. Cosi' come struggenti sono la sua 'My City in Ruins' e la magica 'How can a poor man stand such times and live?' dedicata alla tragedia di New Orleans, citta' dove Bruce ha aperto il tour mondiale, un brano degli anni Trenta attualissimo, anche grazie all'arrangiamento di Ry Cooder. Emozioni forti anche con 'Erie canal'. Dietro al Boss, i 18 musicisti (tra cui la moglie di Bruce Patti Scialfa, sicuramente la meno talentuosa dell'incredibile ensemble) passano da un ritmo cajun (la musica dei francofoni della Louisiana) a un blues jazzato, dal country agli accenni di bluegrass. Un altro pubblico sarebbe esploso in danze, i 'dubliners' restano flemmatici, applaudendo con convinzione alla fine dei brani, ma niente di piu'. Lo show e' infatti un trionfo di musica trascinante, dai testi amari, durissimi a tratti ('My Oklahoma Home', su coloro che scappavano dalla carestia e dalle tempeste di sabbia negli anni Trenta, da brividi), ma sempre traboccante energia: una qualita' tipica della musica popolare americana, travolgente anche in tempi bui come la Depressione. Basti pensare alla forza di 'When the saints go marching in', che con la voce di Bruce smette i panni del motivetto e diventa una preghiera di una forza sconcertante. 'The Seeger Sessions' dal vivo e' Springsteen al suo meglio: ha preso la tradizione musicale del suo paese e l'ha trasformata in un prodotto tutto nuovo, e ora dal palco la restituisce alla sua forma piu' vera, quella che parla, racconta storie alla gente. Come ha fatto Seeger, come hanno fato Woody Guthrie e Bob Dylan. E ora lui, ultimo grande cantastorie americano.
Articolo del
07/05/2006 -
©2002 - 2026 Extra! Music Magazine - Tutti i diritti riservati
|