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L’uscita de “L'Aldiqua” , nuovo cd di Samuele Bersani è un evento per gli estimatori del cantautore-poeta-predicatore di Cattolica ormai abituato ad arricchire le sue creazioni discografiche con grandi voli pindarici. Il titolo del cd, innanzitutto: secondo Bersani ''nasce dalla constatazione che nel nostro mondo e' presente molto piu' inferno e paradiso di quanto immaginiamo ce ne possa essere nell'aldila'''. Tra i brani del cd c’è ''Occhiali rotti'', ispirato alla vicenda di Enzo Baldoni, il pacifista ucciso in Iraq. ''L'ho scritta dopo esser stato molto colpito dall'immagine dei figli di Baldoni che, in televisione, annunciavano la scomparsa del padre. Il loro sguardo, la loro dignita' sono elementi rari nella nostra tv –spiega Bersani - E' stata un'immagine che mi ha spinto a conoscere quanto piu' possibile l'operato di Baldoni, anche grazie al suo blog, ancora presente in rete''. Un brano che riguarda da vicino anche l'informazione: ''Sono molto colpito da come sia vigente il sistema 'televideo': notizie in una riga.
Nel cd figura una ghost track: ''Il disco -dice Bersani - ha segnato il mio ritorno a Cattolica, ed e' un omaggio agli amici ritrovati e alle radici che ormai pensavo di non avere piu'. La ghost track contiene un dialogo con Benito, un 70enne con una sola corda vocale, un personaggio che la gente non della zona definirebbe 'felliniano' che parla di un improbabile artista, Lino detto Baratle''. ''In realta' -spiega il musicista- quello che voglio fare e' raccontare storie, io lo faccio in musica''. Nell'ultimo disco ci sono in piu', rispetto al passato, le chitarre, in questo senso possiamo forse dire che si tratta di un disco piu' 'rock'. ''Le mie storie forse sono condizionate dalle mie prime letture. Io da bambino leggevo Rodari, poi ho continuato anche da grande. Altri magari faranno letture piu' profonde. Una volta al festival della letteratura di Mantova mi ritrovai a parlare in un convegno assieme a Mogol, per me in quel momento era come stare davanti a un mito, quasi una divinita'. Ma quando lui disse che nello scrivere non conta tanto la fantasia quanto la tecnica, l'avrei strozzato! In realta' non esistono le scuole che ti insegnano a scrivere''
Bersani non si vergogna di essere definito un cantautore: ''Quando sento chi dice che non esistono piu' i cantautori o che non abbia piu' senso oggi parlare di cantautori mi viene da protestare. Io mi sento un cantautore e vedo che oggi ce ne sono tanti altri che continuano a fare questo mestiere in modo artigianale, e non tecnologico o 'industriale'. Anzi io rivendico la parola cantautore. Tra l'altro sono arrabbiatissimo contro quello che succede con i ghostwriters, quelli che scrivono canzoni per alcuni cantanti, anche dei piu' famosi, senza poi comparire neanche in copertina: c'e' gente, anche grandi cantautori italiani, che sta in classifica con dischi scritti da altri. E' un fenomeno diffuso in Italia, capita anche nel mondo legale, o tra architetti e in generale nel mondo dei professionisti, ma quando capita in un ambito artistico mi pare sia ancora piu' grave''. Il disco e' dedicato a Enzo Baldoni, a Lino e a Raffaello Baldini. ''Lino –spiega Bersani- e' uno dei personaggi a cui e' dedicato il cd, era un incrocio tra il matto del maese e il grande performer. Lui si esibiva ogni sera sul terrazzo dell' Hotel Haiti, ma si inventava le parole delle canzoni, un po' come me quando ero alle prese con alcuni miei pezzi nuovi, in cui prima di scrivere il testo ci cantavo sopra un inglese inventato. Baldini e' un poeta romagnolo, secondo me il De Andre' della poesia romagnola. Lo chiamai qualche mese fa per incontrarlo, ma lui rispose che non ne aveva voglia, che era depresso. Poi, quando una settimana dopo quella telefonata, ebbi notizia della sua scomparsa, per me fu come perdere un nonno''
Nel cd c'e' una canzone ''Maratoneta'', dedicata ai quarti in classifica, a chi e' capace con dignita' di ''arrivare senza medaglia all'ultima meta''. Tema scottante in questi giorni dello scandalo calcio: ''Io sono uno juventino anni '70. La Juve negli anni '70 era una squadra senza stranieri, con giocatori che si chiamavano Cuccureddu o Furino. Se oggi la Juve restituisse lo scudetto tanto contestato, sarebbe un atto in ''stile Juventus'', uno stile che fa parte della juve solo fino alla gestione Boniperti. Moggi? Mi ricorda il Signor Burns dei Simpson. Ma attenzione al precedente di Craxi: a furia di demonizzarlo poi va a finire che lo si santifica''.
Articolo del
21/05/2006 -
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