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Les Fauves
Un "Classico" esempio di serata dettata dal fenomenale pubblico romano
19/07/2006
di
Morrisensei <
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Abbiamo tralasciato volutamente una parte dell'ultimo weekend musicale. Già ampiamente trattati dEUS, Morrissey e Depeche Mode è il momento di moviolare due appuntamenti italiani solo apparentemente minori. Venerdì 14 al Classico Village sono andati in scena i modenesi Les Fauves. Quartetto che sta riscuotendo un notevole successo con l'Ep d'esordio "How Our Dildo Can Change Your Life", anche grazie al video clip della title track prurigginoso e assai divertente. Ragazzi giovani, senza smanie da superstar, sound pop'n'roll abrasivo e corposo, cantato in inglese e tanta simpatia a corredo. Con loro ho scambiato quattro chiacchiere telefoniche durante una diretta radiofonica. Disponibili anche nel traffico del nostro raccordo "alimentare" - autentico mostro fagocitante. La serata dunque si prospettava really really fun. Caldo tiepido d'estate, movimento di lamiere scarso su quelle latitudini e la massa strusciante tutta riversata verso il centro maleodorante. Affluenza discreta. E come sempre assai varia. Compreso il fedele Aguirre. Ma ci sono metallari che parlano delle sentenze calcistiche, pseudo dark, pseudo rocker, l'attore di Nightmare, per colpa di Alfredo e sguaiate bipedi dalle gambe scoperte. Solo dopo la mezzanotte i modenesi compaiono sul palco. L'interno del locale è praticamente vuoto. A parte i baristi ed il ragazzo che vende i CD dei Les Fauves ci siamo io, lui, altri due a destra e tre persone sull'uscio della porta che pensano bene di non entrare e rimanere a fumare. Tutti gli altri sono beatamente seduti all'aperto a degustare i loro cocktail. Come se si trovassero sul lungomare di Miami. Ma il concerto è sfortunato. Problemi tecnici sorgono sin dall'inizio. Una cassa spia parte. L'altra partirà qualche minuto dopo. La bassista non sente quello che suona. Ma i LF proseguono con assoluta professionalità e mestiere. Sono bravi. Suonano e basta. Il drumming è corposo. Ma la gente irrispettosa continua a starsene beatamente al fresco. Qualcuno transita per il cesso ed il bar. Un paio di ragazze si fermano. Sorridono verso il cantante. Sono groupies? Sono stupide? Forse la seconda che ho detto. All'una inoltrata il concerto termina. Gli applausi sono i nostri. Un classico esempio di serata dettata dal fenomenale pubblico romano. Che viene attratto dai concerti gratis e quando non viene attratto dai concerti gratis preferisce "trattare" la musica in questo modo. Magari se al posto del quartetto emiliano ci fossero stati quattro sozzi alle prese con le cover dei Merduggah, piuttosto che dei Fuckness finanche il tributo a Ligabbove... la sala si sarebbe riempita subito. Schifezze nostrane. Lunedì sera, mentre tutto il popolo veniva magnetizzato dai Depeche Mode, alla Sapienza andavano in scena i Baustelle. Quarta volta a Roma in otto mesi. Un record difficilmente superabile. Un'esibizione poco più che sufficiente. Un'acustica poco più che mediocre. Ed un'affluenza molto più che ottima. Il cantante ad un certo punto dice: "grazie per aver preferito noi ai Depeche Mode". Grazie al cazzo aggiungerei io. Con circa 45 euro di differenza è ovvio che tutti i ragazzi in corso abbiano preferito te! Piccoli appunti a margine che confermano quanto ignorante (in larga parte) sia il pubblico di certi eventi musicali. Se c'è il nome OK. Se c'è da scroccare OK. Ma se c'è da scoprire, da curiosare, da imparare... col cazzo! Bravi. Siatene fieri.
Vostro "Il mio dildo ve lo metteri su per il culo" Sensei
(pubblicato per gentile concessione di Nerds Attack!)
Articolo del
19/07/2006 -
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