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Negli ultimi giorni roventi argomenti e caldissimi quesiti ronzano e popolano le prime serate autunnali di questo scorcio duemilasei. Molta gente che ho il piacere di incontrare ciclicamente mi chiede: "Sensei carissimo, ma chi cazzo è Den Harrow?", oppure "Sensei disgraziatissimo, sai mica spiegarmi perchè il nuovo degli Audioslave fa così rabbrividire?", fino alla più lapidaria domanda: "Sommo Sensei dalla lunga barba di neve, perchè molti artisti svendono le loro opere ai signori della pubblicità?". Vorrei rispondere con un'altrettanta secca risposta: "Ma chi sono io Babbo Natale?". Poi però conto fino a dieci e comincio a trarre le mie conclusioni. [1] - Den Harrow (all'anagrafe Stefano Zandri ma per anni dirà che il suo vero nome è Manuel Carry!) è stato uno dei prodotti di punta degli anni 80 italiani. In senso assoluto. Uno degli artefici della copertina con la quale viene purtroppo etichettata quella decade. Discorrendo con un ascoltatore di musica, dal diagramma medio-basso e con una percentuale di passione pari al 2%, Den Harrow è sinonimo di ANNI 80 = MUSICA DI MERDA. Tutta. L'ignoranza è pericolosa come la ruggine. A nulla vale ricordare, come nello stivale ma in maniera più evidente e diffusa nel mondo, dal 1980 al 1989, siano fioriti [ANCHE] generi, correnti, gruppi seminali, movimenti indimenticabili, produzione discografica a cinque stelle ed eventi che hanno [A VOLTE] cambiato le carte in tavola al gioco del music business. Ma in Italia tutto questo sembra non essere mai esistito. Inutile elencare quanto sopra listato. Servirebbero tomi e tomi di parole e noi non vogliamo annoiare con stucchevoli copia-incolla storiografici. Mandiamo un sonoro vaffanculo a tutti quegli stolti dal quoziente intellettivo spento che continuano a pensare agli anni 80 come al medioevo musicale. [2] - Il nuovo album degli "ODIOsleiv" è il peggiore fin qui realizzato da un gruppo di ex musicisti. Dispiace dover ammetterlo. Dispiace doverlo fare nei confronti di personaggi che hanno scritto pagine indelebili nella storia musicale degli ultimi 15 anni. Che siano palestrati è tema per sorriderci sopra. Che siano unti è tema che si unisce al precedente. Che siano una manieristica macchietta di pseudo rabbia/denuncia per under 14 con cittadinanza ad MTV è cosa assai più seria. Che la loro musica sia una merda patinata è autentica constatazione della verità. Allontanato l'apparente male peggiore (il fulcro nodale Zacarías Manuel "Zack" de la Rocha) i nostri tre ex RATM hanno provato subito con Chris Cornell che era reduce da un narcolettico album solista. A nome Civilian avevano tirato fuori dei brani-aborto da infarto. Era allora che dovevano capire che non poteva funzionare. Da salvare solo quella "Shadow On The Sun" che rende dieci volte tanto se ascoltata nel capolavoro "Collateral" del maestro Michael Mann. Il colpo di grazia gli viene comunque inferto durante le serate di Striscia La Notizia. Il primo singolo di "Revelations" - "Original Fire" - fa da colonna sonora allo stacchetto d'apertura delle veline. Quello che si meritano. Il loro posto delle fragole. [3] - Non c'è più da stupirsi. Lo fece per primo Jim Morrison quasi 40 anni fa. Tanti quanti ce ne ha messi Robby Krieger per capire che la pubblicità sevizia, stupra, offende e deturpa un'opera d'arte musicale. Anche se lo spot è uno short movie di pregevole fattura. Anche se alla macchina da presa c'è un cineasta di grido. Nulla ne giustifica l'utilizzo. Se per alcuni artisti il passaggio pubblicitario ha rappresentato un lancio (molti si ricordano dei Clinic, ad esempio, solo per le pecore motorizzate) o una chance per divenire presto riconoscibili, per altri significa la fine dei sogni di purezza e intoccabilità. Vien da piangere ascoltando "I'm Not Like Everybody Else" dei Kinks violentata dall'IBM (l'HP fece lo stesso con "Picture Book"), oppure la soave "Wouldn’t It Be Nice" dei Beach Boys mandata a zonzo in automobile, come fa la commovente "What A Wonderful World" interpretata da Joey Ramone. La TV che fagocita tutto. Fagocita e mastica anche la musica. Non stiamo certo piangendo le porcate di Sugar Fornaciari, di Blasco, nè tanto meno quelle di Ligabove, piangiamo la fine dei nostri sogni. E lo facciamo con una toccante "She's Always A Woman" di Billy Joel che nel 1977 tutto pensava al di fuori che trent'anni dopo, una delle sue composizioni più belle, sarebbe stata utilizzata per mostrare gambe di donna inguainate da calze coprenti. "She can lead you to love, She can take you or leave you, She can ask for the truth, But she'll never believe you And she'll take what you give her, as long as it's free Yeah, she steals like a thief But she's always a woman to me".
Vostro "Senseidonia" Sensei
(pubblicato per gentile concessione di Nerds Attack!)
Articolo del
14/10/2006 -
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