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The Good The Bad & The Queen
In arrivo un altro "must" firmato Damon Albarn
27/10/2006
di
Morrisensei <
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Che Damon Albarn fosse un predestinato al successo si poteva immaginare per via di quel padre famoso, Keith Albarn, manager negli anni 70 dei seminali Soft Machine e di quella madre "artista" stage designer per il Theatre Royal Stratford East di Londra. Certamente meno prevedibile se collocato nella natia Colchester (in mezzo all'Essex) a trascorrere grigie giornate con un amico nerd dal nome poco più che orecchiabile come Graham Coxon. La passione che li unisce in adolescenza si manifesta attraverso i dischi e le scarpe bianche che fanno da trade d'union tra lo stile in bianco e nero dello ska made in Coventry (città dalla quale provenivano i dimenticati, ruvidissimi, pionieri del R&B britannico The Sorrows) e le fibrillazioni mod dei Jam di sua maestà Paul Weller. A vent'anni decidono che il tempo è migliorato. L'anima maturata. La convinzione suffragata dalla conoscenza. In Inghilterra si stanno spegnendo lentamente i clamori luccicanti provocati dalla sfrenata ascesa degli eroi Madchester. Scelgono di chiamarsi dapprima Seymour quindi optano per il più ambizioso The Great White Hopes. Sarà solo nel 1991 che la strada sarà lastricata dalla Food Records, per mano di David Balfe ex tastierista dei liverpooliani eroi psych Teardrop Explodes, che annusa in quel quartetto di ragazzotti furbi e decisamente imberbi dal nuovo nome Blur un possibile successo. Ma l'indecisione è tanta giunti dinnanzi al bivio dai "tre cartelli". Quale strada prendere? I primi singoli ed i primi due album pagano questa evidente empasse anche se il livello è già buonissimo. Pseudo echi Stone Roses, pseudo rigurgiti shoegaze (sotto genere che in quel periodo si allarga corrossivo nel mondo indie britannico), fino ai chiari rimandi revivalisti che vengono tradotti dai libri dove la storia è stata scritta da Kinks, The Who e guarda caso Jam. Sarà solo con l'anno domini 1994 che la band però entrerà di diritto nel gotha del nuovo pop UK. E' "Parklife" a sancire cotanta investitura che viene aplificata anche al di fuori dell'isola d'Albione. L'usurata stampa british trova l'idea. L'eureka giornalistico è perfidamente gelido. Contrapporre i nostri ai neo primatisti Oasis. Sarà il tormentone della seconda metà degli anni 90. Gossip. Liti. Comunicati. Risse. Le due band sono tra le più odiate e presto schifate del periodo. La parte peggiore del brit pop, loro malgrado. Non c'è scampo. Mentre Albarn e soci continuano un personale percorso a toccare nuovi stili e vecchie mode. Synth pop, trip hop, kraut rock, melodie dolciastre, accelerazioni alternative. Tutto diluito e spalmato fino al 1999, anno d'uscita di "13". Il punto di rottura (mentale) è vicino. Ufficialmente inizia qui a rivelarsi la grande sapienza autorale e artistica del piccolo Damone. Tutti i detrattori piano piano sono costretti a ricredersi. Il tempo è nuovamente migliorato. Il progetto a cartoni virtuali Gorillaz da il là al millennio albarniano. Il rifugio africano nella tradizione del Mali è un ulteriore tassello di purezza stilistica come la collaborazione con l'islandese Einar Orn Benediktsson per la colonna sonora di "101 Rejkjavik". I tormenti si fanno profondi. Liricamente eccelsi e musicalmente assoluti nel mai troppo compreso "Think Tank". Il capolavoro di Albarn. Che si lascia alle spalle le bizze dell'ex compagno Coxon (alle prese con una dispensabilissima carriera solista) concentrandosi ancora sugli ormai planetari amichetti fumettati. Un successo dietro l'altro. Pausa. Albarn ritorna nostalgico. Il nuovo eclatante progetto è The Good, The Bad And The Queen insieme ad un pezzo dei Clash che furono (Paul Simonon), all'amico Simon Tong (ex Verve) e al prodigioso percussionista africano Tony Allen (definito da qualcuno di importante come il miglior musicista vivente!). "Herculean" esce in questi giorni ad anticipare un probabile disco omonimo previsto per l'alba del 2007. Un altro must. Tra "Think Tank" e "Demon Days". Tra raffinatezze e colpi di teatro. Damon Albarn è andato avanti. Perchè il suo tempo è sempre stato migliore. Il migliore probabilmente di tutti.
Vostro "Modern Life" Sensei
(pubblicato per gentile concessione di Nerds Attack!)
Articolo del
27/10/2006 -
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